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Caro energia: Cna, a rischio 15% occupazione manifatturiera

In Sardegna sono 707 le aziende ad alto consumo energetico

Il forte incremento dei costi energetici, dovuto alla particolare congiuntura internazionale, sta mettendo a dura prova il bilancio di famiglie e imprese, anche in Sardegna. Ma in alcuni comparti (le cosiddette attività energivore, cioè quelle a forte consumo di energia elettrica e gas), l'aumento dei costi può diventare davvero insostenibile, mettendo a rischio una quota importante dell'economia regionale. In particolare, nell'Isola oggi sono 707 le aziende ad alto consumo energetico che a causa dei rincari rischiano di dover chiudere i battenti. Queste unità locali occupano 5.327 addetti, in netta prevalenza riconducibili al comparto manifatturiero (534 unità locali con 4.042 addetti).

È quanto emerge dal dossier del Centro studi della Cna Sardegna che per quantificare le imprese a rischio fa riferimento ai requisiti per l'accesso alle agevolazioni per le imprese energivore previsti dal Decreto ministeriale 21 dicembre 2017 (che dispone misure agevolative rivolte alle imprese).

"La crescita dei costi energetici e la particolare fragilità delle imprese sarde, in prevalenza caratterizzate da dimensioni medio-piccole e piccolissime, rende ancora più strategico il tema della produzione di energia da fonti rinnovabili per l'autoconsumo", commentano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna".

"In un simile contesto, iniziative dell'amministrazione pubblica volte a promuovere la riduzione delle bollette energetiche, anche con l'installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto dei capannoni, che risulterebbero più strategiche che altrove anche in ottica di rilancio a tutto tondo della competitività del tessuto imprenditoriale sardo.

Alla Regione chiediamo che nella prossima finanziaria venga istituito per il triennio un credito di imposta del 50% per le spese sostenute per l'installazione degli impianti fotovoltaici negli edifici industriali e artigianali. Con 25 mln di euro annui per tre anni di risorse pubbliche, si ridurrebbero del 22% i consumi di circa 1500 Pmi aderenti all'iniziativa con un risparmio energetico del 4,5% di tutto il settore manifatturiero".
   

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