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COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale IMG SOLUTION SRL

Il welfare dei lavoratori autonomi: cos’è, cosa vuol dire e la svolta in formato app

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L’emergenza da Coronavirus ha messo in risalto una necessità che, ad onor del vero, era nell’aria già da tempo. Ma su cui in pochi hanno provato a muoversi concretamente. Stiamo parlando del welfare lavoratori autonomi, cioè quel sistema strutturato che prevede, come avviene nel mondo aziendale, tutele economiche e contrattuali per i liberi professionisti.

Nei mesi in cui il Covid-19 costringeva i piccoli imprenditori locali a tenere basse le saracinesche e un impero di partite iva a reinventare il proprio lavoro, il concetto di benessere lavorativo ha iniziato ad estendersi anche fuori dagli uffici, prevedendo, almeno a parole, possibilità nuove e nuovi scenari anche per i lavoratori autonomi.

La definizione di welfare

Il termine welfare ha iniziato a circolare in Gran Bretagna subito dopo la Prima Guerra Mondiale, per esprimere l’esigenza di uno Stato da ricostruire tenendo a mente la sicurezza e il benessere sociale ed economico dei cittadini.

Ben presto, il termine è stato declinato in ottica aziendale, per indicare una serie di benefit e di prestazioni erogati dalle aziende ai propri dipendenti per migliorare la vita lavorativa e privata. In questo senso, in Italia, con la Legge di Stabilità del 2016, il welfare aziendale veniva concepito come un atto volontario e unilaterale, ovvero concesso dal datore di lavoro ma senza alcun obbligo legale o contrattuale.

Ma poteva essere escluso da un discorso tanto importante, una fetta fondamentale del mondo del lavoro italiano? Grazie al Governo Renzi, a metà del 2017, veniva varato il cosiddetto Statuto del lavoro autonomo, che attualmente è operativo solo a metà, con focus proprio sul welfare dei lavoratori autonomi.

Cosa prevede il welfare dei lavoratori autonomi

La nuova regolamentazione tracciava le linee guida per incrementare il benessere dei lavoratori autonomi, garantendo tutele in caso di eventi avversi e forme di sussistenza di natura integrativa.

Di fatto, però, gran parte delle disposizioni previste sono cadute nel vuoto in quanto non possono essere applicabili per l’assenza di decreti attuati, come confermava già un anno fa Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro alla Bocconi, e padre del provvedimento: “Il percorso di valorizzazione del lavoro autonomo avviato con la legge 81/2017, si è inspiegabilmente interrotto”.

BeProf e la svolta firmata Confprofessioni

Per rispondere a questo vuoto normativo, la maggior organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti, Confprofessioni, ha dato vita a un’applicazione utile per accedere a un’ampia gamma di prestazioni e servizi a prezzi agevolati.

L’app si chiama BeProf e, come si legge nel sito web, è pensata per i lavoratori autonomi che vogliono “vivere la libera professione con più serenità, lavorare in modo più efficiente e essere sempre informato, ampliando allo stesso tempo il tuo network di relazioni”.

In ottica welfare, BeProf combina e integra le tutele previste dal Contratto Collettivo degli studi professionali con nuove soluzioni offerte da Enti e Casse specializzate con il fine di renderle disponibili a un numero sempre maggiore di professionisti e lavoratori autonomi.

Perché correre presto ai ripari?

Nonostante il successo dell’applicazione, appare chiara l’esigenza di avviare (presto e in maniera strutturata) un percorso normativo che riconosca maggiori garanzie per il professionista. C’è bisogno dello Stato e di un quadro di sussidi che abbia il focus sul tema dell’equità lavorativa.

La forza dei lavoratori autonomi, infatti, è in crescita e non muoversi per tempo significa lasciare in un mare di incertezze milioni di italiani. Secondo il V Rapporto sulle libere professioni in Italia di Confprofessioni, l’Italia resta il Paese con il maggior numero di professionisti in Europa ma l’effetto Covid si è fatto sentire in maniera determinante.

Seppur lo Stato abbia destinato ai professionisti importanti misure di sostegno, messe in campo nei vari Dpcm varati durante la pandemia, l’obbligo è fare un passo ulteriore in avanti e progettare normative che diano il giusto riconoscimento ai lavoratori autonomi, che non può più prescindere da aspetti legati alla previdenza, al welfare e alla sicurezza.

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