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Ponte Genova: Ardini, "Da sopravvisuto ero a disagio"

Mi sentivo in difetto con parenti vittime. Lo dice a Primocanale

(ANSA) - GENOVA, 06 LUG - "Mi sentivo a disagio per essere uno dei sopravvissuti, mi sentivo in difetto con i parenti delle vittime. Poi grazie agli psicologi ho capito che non era colpa mia essere sopravvissuto e lentamente sto superando questa storia". Così Gianluca Ardini, che rimase gravemente ferito nel crollo del ponte Morandi parla di quella vicenda alla vigilia dell'inizio del processo. Lo fa alla tv Primocanale. Accanto a lui la compagna Giulia Organo che in quei giorni era in attesa della nascita di Pietro, l'arrivo del figlio, ha sempre detto Ardini, gli ha dato la forza per resistere.
    "Ho visto l'asfalto del ponte rompersi e siamo sprofondati.
    Momenti di buio poi ho aperto gli occhi e ho visto che il mio compagno di lavoro Luigi Matti Altadonna era morto e nonostante il dolore per le ferite mi sono messo ad urlare" con il camion incastrato tra le macerie a 20 metri dal suolo. Ardini è rimasto per 4 ore tra le lamiere del furgone. "Continuavo a dire ai soccorritori che non ce la facevo più, avevo il bacino rotto, poi ho un vuoto". A distanza di quattro anni ripensa al crollo e dice. "Quello che è accaduto è una vergogna. I vertici di Aspi sapevano come era conciato quel ponte maledetto e non era intervenuta per guadagnare di più, è vergognoso".
    Sergio Gazzo, è uno dei vigili del fuoco che si prese cura di Ardini. "Gianluca dice di avere un vuoto, ma è stato veramente collaborativo. Era un intervento a 20 metri di altezza in una situazione che poteva avere rischi anche per noi soccorritori".
    (ANSA).
   

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