Fondazione De Fornaris, il museo che si visita solo sul web

Permetterà di ammirare 70 capolavori della collezione

di Amalia Angotti TORINO

TORINO - Il Museo che non c'è. Non c'è nella realtà, ma può essere visitato sul web e in questo modo rende accessibile a tutti, attraverso il 3D e la realtà virtuale, la ricca collezione della Fondazione De Fornaris, nata a Torino nel 1982 per volere testamentario del mecenate e collezionista Ettore De Fornaris. Un percorso fra settanta capolavori di autori di primissimo piano dall'Ottocento a oggi: da Hayez a Morbelli e Pellizza da Volpedo, da de Chirico a Morandi e Casorati, da Burri a Carol Rama e Paolini, fino a Merz, Pistoletto e Penone. Opere che per statuto vengono date in comodato gratuito alla Gam, Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, che le espone a rotazione e solo per periodi limitati. Il progetto Il museo che non c'è, nato due anni fa ben prima del Covid, ha subito un'accelerazione durante il periodo di lockdown, che ha mutato gli scenari mondiali anche per quanto riguarda le realtà museali.

Il Museo Virtuale De Fornaris è stato realizzato da Infinity Reply, società del Gruppo Reply specializzata nella progettazione e sviluppo di contenuti e applicazioni 3D interattive. Il contesto museale richiama l'architettura della Gam e propone un'esperienza di visita il più simile possibile a quella reale. Le opere sono presentate con criteri scientifici a cura di Riccardo Passoni, direttore della Gam e presidente della Commissione Artistica della Fondazione De Fornaris. "La Fondazione De Fornaris potrà ora presentare la sua prestigiosa collezione al mondo. Si permetterà così a studiosi e appassionati di scoprire anche da remoto i suoi capolavori grazie all'utilizzo del 3D e della realtà virtuale" spiega il presidente Piergiorgio Re. Un patrimonio di valore inestimabile, "decine e decine di milioni di euro, ma la cifra è irrilevante. Tutte opere acquisite per donazioni o sul mercato facendo ricorso solo ai nostri mezzi", sottolinea Re. "Avevo indicato un valore a partire da 30 milioni di euro quando non c'erano ancora i tre Burri e la Natura morta di De Chirico, opere che da sole valgono più di questa cifra", aggiunge Passoni.

Nessuna intenzione di vendere, una strada che le fondazioni seguo o negli Usa per alimentare le casse e ripresentarsi sul mercato sostenendo giovani artisti: "Noi non seguiamo questa strada", spiega il presidente Si accede al "Museo che non c'è" attraverso il sito della Fondazione De Fornaris www.fondazionedefornaris.org, oppure scaricando l'App "Museo Virtuale De Fornaris" dall'App Store o da Google Play. È anche possibile esplorare il museo scaricando l'applicazione di Oculus dal sito della Fondazione.

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