10 libri per vivere grandi viaggi

Alcune letture per chi ama viaggiare senza muoversi da casa

di Ida Bini ROMA

ROMA- In tempo di isolamento da Coronavirus la lettura ci permette di evadere, di sognare Paesi lontani ed esotici o destinazioni più vicine e care, magari da scoprire non appena la quarantena sarà finita. La letteratura da viaggio è vastissima e ha ispirato il cinema e il mondo del turismo: ecco una piccola selezione di 10 titoli che riguardano 10 mete diverse e che non dovrebbero mancare nelle librerie, partendo dal più classico dei romanzi di Jules Verne.
    Il giro del mondo in 80 giorni. Pubblicato nel 1873 è il superclassico della narrativa di viaggio, creato dalla fantasia unica dello scrittore francese Jules Verne. Il romanzo racconta le avventure di Phileas Fogg, ricco gentiluomo dell'alta società inglese che per scommessa compie il giro del mondo in 80 giorni, partendo con il fidato cameriere francese Passepartout verso terre lontane, navigando in molti mari e visitando con mezzi diversi - treno, nave, auto, moto e mongolfiera - luoghi meravigliosi da Bombay ad Alessandria d'Egitto, da Hong Kong a Shanghai, da San Francisco a New York.
    In Patagonia. E' il libro cult di Bruce Chatwin, leggendario scrittore di viaggi del Novecento. Nel fortunato romanzo, pubblicato nel 1977 e che ha rivoluzionato il modo di fare letteratura di viaggio, si descrivono i luoghi - da Buenos Aires alla Terra del Fuoco - e i personaggi storici incontrati durante l'esplorazione in Argentina. Lo scrittore sceglie di andare in Patagonia sulle tracce di un mostro preistorico e di un parente navigatore; li trova in Patagonia e contemporaneamente scopre il piacere di viaggiare; è un richiamo a vagabondare in quella terra che si presenta come un deserto, perfetta per chi cerca la solitudine.
    Il Leopardo delle nevi. E' uno dei più famosi romanzi dello scrittore statunitense Peter Matthiessen, scritto nel 1978.
    Narra la storia di un viaggio nel distretto di Dolpo, la regione più remota del Nepal, che dall'occupazione del Tibet è l'ultimo rifugio della cultura locale. I protagonisti sono due uomini, uno zoologo e l'autore, che si recano sull'Himalaya per studiare la vita dei bharal, le rare pecore blu locali; in realtà il viaggio di studio si trasforma in un pellegrinaggio alla scoperta di sé e del significato della vita.
    La mia Africa. Il romanzo autobiografico di Karen Blixen, pubblicato nel 1937, è una dichiarazione d'amore verso il continente africano, una trasfigurazione romantica e poetica della sua natura e della storia della sua popolazione, che tuttavia fa sognare per la straordinaria descrizione di spazi immensi dove vivono animali selvaggi. Non a caso nel 1985 il regista Sydney Pollack si è ispirato al libro della Blixen e ha girato l'omonimo film, pluripremiato, con indimenticabili scene girate in Kenya. Il romanzo ripercorre gli anni in cui l'autrice visse con il marito in una fattoria alle pendici delle colline Ngong, nei pressi di Nairobi.
    Viaggio in Portogallo. E' il racconto realizzato da José Saramago nel proprio Paese e pubblicato nel 1981: lo scrittore portoghese premio Nobel parla di sé in terza persona e descrive borghi, chiese, monasteri, rovine, castelli diroccati, villaggi, fiumi e colline con tanti riferimenti storici e letterari. E' un viaggiatore curioso che ama scoprire cercando ed è sempre combattuto tra il voler vedere tutto e il trattenersi in ogni luogo.
    Strade blu. E' un capolavoro della letteratura da viaggio, scritto da William Least-Moon nel 1982. Racconta delle vie secondarie americane, in blu sulle carte stradali, dove quelle principali sono invece indicate con il colore rosso. Le strade blu corrono attraverso luoghi isolati, praterie e località anonime di un'America ignota che Least-Moon ci fa conoscere attraverso la cronaca di un viaggio di tre mesi realizzato nel 1978 durante i quali viaggia per 13mila miglia, cercando di evitare le città e vivendo nel retro di uno spartano van.
    Un'idea dell'India. Il libro è il reportage di un viaggio fatto da Moravia nel 1961 in compagnia della moglie Elsa Morante e dell'amico Pier Paolo Pasolini. Lo scrittore dà un'immagine viva e insolita di un Paese che tra mille contraddizioni si sta avviando verso la modernità e il riscatto sociale. Oltre alle descrizioni paesaggistiche, Moravia sottolinea e smaschera le cause della falsa ricchezza e della tragica povertà degli indiani. Il quadro sociale è desolante anche per la degenerazione superstiziosa di religioni come il brahamanesimo, il buddismo e il jainismo.
    Mani. Viaggi nel Peloponneso. Pubblicato nel 1958 è il romanzo di Patrick Leigh Fermor, scrittore e viaggiatore britannico che ha attraversato a piedi l'Europa. Lo ha fatto anche a Mani, l'ultima propaggine del Peloponneso, che si distacca dal resto della Grecia per la sua storia di terra inaccessibile e per la sua natura aspra e brulla. Quasi sempre a piedi o a dorso di mulo, l'autore percorre la regione ellenica subito dopo la seconda guerra mondiale, descrivendone i paesaggi, facendo rivivere storie, leggende e personaggi della penisola greca.
    L'autore se ne innamora al punto di stabilirsi sulle sue coste, dove il turismo ancora non esisteva.
    Un indovino mi disse. Pubblicato nel 1995 dal giornalista e scrittore Tiziano Terzani, il libro parla della predizione di un indovino cinese che nel 1976 avverte l'autore di non viaggiare in aereo durante tutto il 1993. Per l'autore diventa l'occasione per realizzare un viaggio con mezzi più lenti, via terra e via mare, attraverso l'Asia: Terzani si trasforma in un curioso e sensibile cronista, attento a tutto ciò che incontra lungo il cammino. Il viaggio che intraprende è in Asia (Laos, Thailandia, Birmania, Cina, Singapore, Indocina, Mongolia e Russia), un continente la cui conoscenza si allontana dalla visione politica di reporter ma che si avvicina a quella più popolare e vera, piena di contrasti e di miserie.
    Nelle terre estreme. E' un romanzo del 1996 di Jon Krakauer che racconta la storia di Chris McCandless, un nomade realmente esistito che affronta un viaggio solitario nella natura selvaggia del Grande Nord. E' un resoconto di cosa ha visto e di chi ha incontrato nel suo viaggio verso l'Alaska, ma è anche un percorso nella propria anima, per ritrovare l'appartenenza al mondo. La storia di Chris McCandless è stata trasformata nel film Into the Wild, diretto nel 2007 da Sean Penn. (ANSA).
   

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