Da una miniera del Sulcis la spia della materia oscura

Parte il progetto Aria, estrae l'argon per l'esperimento del Gran Sasso

Redazione ANSA GONNESA (SUD SARDEGNA)

Produrre una delle più potenti 'spie' della materia oscura, ossia la materia finora sconosciuta che occupa il 25% dell'universo e alla quale stanno dando la caccia i fisici di tutto il mondo: è questo l'obiettivo del progetto Aria, che nella nella miniera di Monte Sinni, nel Sulcis-Iglesiente, prevede la costruzione di una colonna di 300 metri destinata a separare dall'aria l'argon, il gas indispensabile per riuscire a 'vedere' la materia oscura nell'esperimento Dark Side condotto nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

 

E' il primo del genere al mondo realizzato con la tecnologia innovativa per il raggiungimento di prestazioni mai ottenute prima. In questa fase del progetto ha già investito 6 milioni di euro, la Regione ha partecipato con 2,7 milioni, mentre la Carbosulcis, che gestisce la miniera, ha già contribuito per l'adeguamento della infrastruttura con 1,5 milioni, mentre è in corso un investimento di oltre 2 milioni per l'installazione dell'impianto nel pozzo Seruci 1.

 "Al momento pensiamo a una produzione di 20 tonnellate, ma puntiamo ad aumentare progressivamente fino al limite massimo di 300 tonnellate", ha detto il presidente dell'Infn, Fernando Ferroni. "L'argon è un gas presente nell'aria e molto poco costoso, ma deve essere prodotto in un ambiente protetto". Nell'atmosfera infatti dà origine a una variante, un isotopo, chiamato argon 39, che di fatto impedirebbe l'esperimento.

"Per impedire che questo accada si prende l'aria da un luogo che, come la miniera, è protetto da raggi cosmici e quindi povero di argon 39". Si è deciso così di "guardare al futuro e, in vista di una produzione in grandi quantità, di investire in una colonna di distillazione". Per risparmiare energia, inoltre, si è deciso di costruire un impianto capace di lavorare a temperature molto basse (criogenico). Con la disponibilità della Regione Sardegna e dell'azienda Carbosulcis, ha detto ancora Ferroni, si è pensato alla possibile riutilizzare le miniere in via di dismissione. "Si è pensato così di collocare la colonna in uno dei pozzi utilizzati per gli ascensori che scendono nella miniera".

Per completare i lavori si prevede qualche mese, poi comincerà la fase di test e quindi potrà iniziare la fase operativa. Quando sarà a regime la colonna non produrrà solo argon, ma altri gas utili in campo biomedico e poi "ci si porrà il problema commercializzazione. Tutto questo - ha concluso Ferroni - è un esempio interessante di come un'idea di fisica assurda si sposa con una visione intelligenze per trovare la soluzione a problema, coniugandosi con la possibilità di una riconversione industriale".

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