Giacomo, ho avuto un tumore e l'ho sconfitto, il bicchiere è sempre mezzo pieno

La mia battaglia contro l'osteosarcoma, oggi la mia vita è migliore

Redazione ANSA

Ho 20 anni: oggi studio Scienze politiche all'Università e sono tornato a vivere. Ho condotto la mia battaglia contro l'osteosarcoma ed ho voluto raccontare la mia esperienza in un libro.

   Tutto è cominciato per scherzo o meglio come un fulmine a ciel sereno. In silenzio, da solo, nel volgere di un giorno ho sentito il bisogno di scrivere, di spiegare in poche righe cosa mi stava capitando. Ho scritto quello che poi è diventato il primo capitolo di questo libro. L'ho messo su Facebook e mi sono piovute addosso diecine di mail, messaggi, telefonate. Allora ho capito che dovevo continuare, che dovevo spiegare, raccontare. Farlo per me, per far affiorare ciò che la coscienza teneva sopito forse solo per paura di fare ancora più male, di sferzarmi con la veemenza di cui solo la mente è capace. Dovevo portare alla luce, guardandolo in faccia, questo terremoto, combatterlo attraverso il racconto, metterlo a nudo, prendere di petto il mostro, affrontarlo e farci i conti a mani nude. Allora ho capito che potevo sfidarlo e vincerlo. Ad ogni concetto ne seguiva un altro, una parola dopo l'altra, riflessioni su riflessioni. E più il turbinio delle idee e delle sensazioni si faceva potente e convulso e più l'animo si rasserenava, le difficoltà si facevano più aggredibili e meno drammatiche, tutto appariva sotto una luce nuova, diversa. Il cammino si faceva più chiaro ed in fondo balenava un piccolo bagliore. E quando il percorso, pieno di dossi e di buche, comincia a farsi meno accidentato, quando pensi, anche se non hai il coraggio di raccontartelo, che i dolori fisici e dell'anima si stanno facendo meno insopportabili e che sei quasi fuori dal tunnel, allora pensi che forse la tua storia, la tua drammatica esperienza, possa servire agli altri.

   Il tuo racconto è forse uno dei tanti, ma la tua storia è unica e come tale può essere messa a disposizione di coloro che sono alle prese con un dolore nuovo che non conoscono e non sanno come gestire. E scopri che tanti prima di te hanno guadato questo mare in tempesta e tanti altri stanno accingendosi a farlo. E che, anche se da lontano, senza nessun apparente legame, sei un anello di una grande catena che ti lega a tante altre persone per le quali tu puoi essere il salvagente che le tiene a galla fino a riportarle a riva e che sono per te forza e la spinta verso la tua rinascita. Non voglio fare l'ipocrita, ci sono cose ingiuste nella vita e ne sono fermamente convinto: un bambino che nasce con una malattia che lo fa morire dopo pochi mesi, una sindrome, una malformazione, una malattia rara. Ma spesso anche le altre malattie definite gravi, come il tumore, si possono guarire, sono ingiuste ma sono grandi insegnamenti.

   So di apparire assurdo e paradossale, ma credo fermamente che da un male possa nascere un bene. In questo anno di terapie sono stato in contatto con medici e infermieri, e posso dire che sono tutte persone che amano quello che fanno, amano il loro lavoro e lo fanno sempre con il sorriso. Questo colpisce, tanto più se si parla di un reparto di chemioterapia. Non è così facile, né scontato, che si riesca a rimanere a fare il proprio lavoro con serenità. Vi assicuro, infatti, che si tratta di un luogo molto diverso rispetto a un qualsiasi altro reparto. Ed è per questo motivo che dopo essere stato a al Rizzoli di Bologna, in quel reparto così difficile, mi sono chiesto: Perché fare gli infermieri proprio in questo reparto? L'ho chiesto e la risposta è stata sorprendente: ''Siete voi ragazzi che affrontate una sfida molto difficile a dare a noi qualcosa in più, forse addirittura a insegnarci a vivere''.

   Perché la malattia ti stravolge la vita? A questa domanda ho dato una risposta positiva, sono convinto che la vita viene stravolta in positivo perché la malattia ti fa comprendere la vera strada che devi percorrere. Personalmente, prima facevo equitazione, ambivo ad affermarmi in questo settore ma grazie alla malattia ho compreso, nel periodo in cui questa mia passione non mi era stata negata, che dovevo fare altro. Ho preso coscienza del fatto che la cosa giusta da fare era iscrivermi all'università. La malattia mi ha dato la consapevolezza di quanto sia importante studiare e conoscere.

   Ho avuto un tumore, l'ho sconfitto, e ora ho una vita senz'altro migliore di quella che avevo prima. Quindi sono convinto che qualsiasi cosa ci accada, la si debba vedere sempre con un'ottica positiva. Il bicchiere è sempre mezzo pieno.

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