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“Selfie ad arte. L’arte al tempo dei social” di Clelia Patella

L'art influencer: “Vorrei che le persone che mi guardano dialogare con le opere decidessero di andare a vederle dal vivo"

Spaccata di casa. Studio65 Mickey dei sogni, 2015. ENJOY -  Chiostro del Bramante, Roma (2017) © ANSA
  • Martino Iannone
  • 17 maggio 2019
  • 19:13

Da anni viaggia tra musei, vernissage e fiere fotografandosi con quadri, sculture e installazioni, creando in ogni occasione “un’opera nell’opera”. Clelia Patella, giornalista e art influencer, ha raccolto questa attività in un intensissimo volume,“Selfie ad arte. L’arte al tempo dei social” (edizioni Ultra), del quale Vittorio Sgarbi firma la prefazione.

“I miei selfie – spiega Clelia  - possono sembrare il risultato di un atto spontaneo, fulmineo, un gesto che mima una forma, gioca con l'immagine e i suoi rimandi, scherza sulla compresenza di oggetti inanimati e di una performer che dovrebbe in un determinato spazio uniformarsi all'atteggiamento di tutti e limitarsi a guardare, e invece instaura un rapporto diverso con le opere, ludico e allusivo, usando il registro comico e quello grottesco; in qualche modo però quell'atto e quel gesto sono il risultato di una condensazione consapevole, che passa attraverso tutte le esperienze che ho fatto: moda, pubblicità, Tv show, radio”.

“Selfie ad arte. L’arte al tempo dei social” è il racconto in prima persona della messa a punto progressiva di un nuovo modo di raccontare l'arte, che di fatto nasce dall'idea di comprimere al massimo immagine e linguaggio, sino allo spazio di un solo fotogramma, in cui è condensata la più alta quantità di narrazione possibile intorno all'arte. “Vorrei che le persone che mi guardano dialogare con le opere decidessero di andare a vederle dal vivo - continua Clelia - , perché quello che ho fatto li ha divertiti, o li ha irritati, o affascinati: non ha importanza. Mi piacerebbe far venire voglia anche agli scettici di andare nei musei. Ritornando poi a casa magari credenti, come me dopo la visita alla Gioconda”.

 "Qualche anno è passato - scrive Vittorio Sbarbi nella prefazione del libro - . Eravamo a Milano, io ero assessore alla cultura, la incontrai a una festa o a un ballo,a Palazzo reale. Clelia era con un’amica intraprendente: Elisabetta Marelli. Mi sembrò naturale sfidarle, e proposi a Clelia di partire per l’Afghanistan, una spedizione che avevo in programma dopo pochi giorni. Poi non partimmo ,e io iniziai un lungo viaggio con Elisabetta, di cui resta un documento straordinario: il film “Sgarbistan”, più di tre mesi di girato che divennero poi un racconto del mio modo di vivere.E ,mentre Elisabetta ha fatto con me tanta strada, Clelia si è tenuta in disparte; o, meglio, è apparsa in modo episodico, discontinuo. Mi sono così reso conto ora che aveva un suo progetto ambizioso: diventare me. Con una certa furbizia, con particolari accorgimenti. Clelia non voleva accompagnarmi, ma sostituirmi".

Le opere di Clelia Patella sono anche oggetto di una mostra, #Selfieadarte, allestita a Milano nello spazio eventi “st art. L’arte per tutti” al terzo piano del Mondadori Store di piazza Duomo. L’esposizione resterà aperta fino al prossimo 2 giugno.

CLELIA PATELLA
Salentina di nascita e milanese di rinascita, presentatrice in tv e speaker in radio, decide di dedicarsi all’arte, prima con il suo blog Artos e poi per diverse testate, tra cui “Artslife” e “Il Giornale”, visita e racconta le mostre del momento e gli artisti più influenti. Con il “Selfie ad Arte” si è inventata un format che mira ad avvicinare il pubblico alle opere, in una prospettiva di reinvenzione iconografica mutuata dalle nuove tecnologie dell’imaging.

(martino.iannone@ansa.it)

  • Martino Iannone
  • 17 maggio 2019
  • 19:13

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