Gatti in vacanza: valigie pronte per il 50% dei felini

Strutture catfriendly rare e difficoltà di ambientamento, per questo spesso si resta a casa

Lifestyle Pets
Chiudi Selfie, gelato, materassino e occhiali da sole per il gatto vacanziero foto iStock. (ANSA) Selfie, gelato, materassino e occhiali da sole per il gatto vacanziero foto iStock.

Inseparabili anche in vacanza: il 50% dei proprietari porterà il proprio gatto con sé in villeggiatura e il 79,5% di chi non lo porterà lo farebbe volentieri, almeno ogni tanto. E’ quanto emerge dal sondaggio sulle “Gatto-vacanze 2019” svolto da Feliway attraverso la sua community Facebook, che conta oltre 795.000 proprietari e amanti dei gatti. Ma dove andranno in vacanza i gatti italiani insieme ai loro proprietari? La scelta prevalente nella community è il soggiorno balneare (53,8%), seguito dalle destinazioni di montagna (per il 24,4%), senza tralasciare la campagna o collina (13%) e il lago (8,4%). Che sia in villeggiatura o in città il leitmotiv dell’estate felina sembra essere il detto “Casa Dolce Casa”: la maggior parte dei gatti vacanzieri alloggerà infatti in una casa delle vacanze o in residence (86%), mentre per chi resta a casa sarà l’abitazione abituale il luogo di permanenza (86%), dove Micio verrà accudito da persone di fiducia del proprietario. Solo l’11% passerà le vacanze senza il proprietario ospite da amici o parenti e il 2,5% in una pensione per gatti.

Spesso, però, le vacanze con Micio sono fonte di difficoltà non solo durante il trasporto ma anche nell’ambientamento una volta giunti nel luogo di soggiorno: se il 30% dei gatti sembra amare i viaggi e si adatta agevolmente al nuovo ambiente, quasi il 70% manifesta un disagio transitorio o duraturo nell’abituarsi alla nuova realtà. Un disagio a cui i proprietari pongono rimedio portando i giochi e gli oggetti preferiti del proprio micio (28,7%), facendolo giocare spesso (21,3%), facendogli tante coccole (18%) e ricorrendo all’aiuto dei feromoni (19%), sostanze non farmacologiche che inviano ai gatti un messaggio naturale di benessere. “I feromoni felini, disponibili sotto forma di diffusore per ambiente o spray per il trasportino, sono un prezioso alleato che può aiutare tutti coloro che sperimentano questo disagio, regalando a tutta la famiglia vacanze davvero più serene” commenta Francesca Frigerio, Responsabile Marketing Linee OTC di Ceva Salute Animale. Proprio la difficoltà nell’ambientarsi in una nuova casa o hotel rappresenta il maggiore ostacolo nel portare Micio in vacanza: il 62% di chi non lo poterà lo fa proprio perché il gatto non sopporta cambiare ambiente e crede che stia meglio nella sua casa abituale, accudito da persone che conosce. Tuttavia, se le strutture ricettive fossero ritenute maggiormente catfriendly il 57% dei proprietari lo porterebbe senza alcun dubbio o, almeno, più probabilmente.

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Pierre Cardin, a New York retrospettiva sullo stilista del futuro

Brooklyn Museum ripesca da archivio del couturier italo-francese. 97 anni, 70 di carriera

Lifestyle Moda
Chiudi A NEW YORK RETROSPETTIVA SU PIERRE CARDIN (ANSA) A NEW YORK RETROSPETTIVA SU PIERRE CARDIN

E' il gigante della moda Pierre Cardin, a 97 anni il più anziano dei couturier, al quale il Brooklyn Museum ha dedicato una mostra che aprirà al pubblico il 20 luglio, proprio nel giorno in cui ricorre il 50/o anniversario dello sbarco sulla Luna. Nel presente ma con un piede sempre nel futuro. 'Pierre Cardin: Future Fashion', in mostra fino al 5 gennaio del 2020 è la prima retrospettiva in 40 anni dedicata allo stilista il cui vero nome è Pietro Costante Cardin, originario di un paesino nel trevigiano e portato dalla famiglia in Francia a soli due anni a causa delle ristrettezze in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Dopo la prima retrospettiva in assoluto in Usa al Metropolitan Museum oltre 40 anni fa, 'Pierre Cardin: Future Fashion', ripercorre 70 anni della sua carriera attraverso 170 pezzi provenienti per la maggior parte dal suo archivio ed esplorando le tappe che vanno dagli anni '50 al presente.

"Pierre Cardin - ha detto all'ANSA il curatore Matthew Yokobosky - ha dimostrato di essere non solo un maestro di sartoria e di design ma ha avuto anche l'intuito per gli affari. E' davvero un uomo rinascimentale del 20/o secolo il cui lavoro ha anticipato la moda e il design dando contemporaneamente alla società una nuova visione di ciò che il futuro sarebbe essere". Non a caso Cardin già a metà degli anni '60 iniziò la conversione di ciò che la moda sarebbe stata nel futuro, a cominciare dall'unisex con gli abiti che prescindono il genere sessuale. Per l'uomo introdusse le giacche da completo senza collo ed i pantaloni a sigaretta. Fu anche il primo couturier a lanciare il pret-à-porter con una collezione nel 1958 ai grandi magazzini Printemps a Parigi.

Tra i modelli esposti al museo di Brooklyn gli abiti cinetici degli anni '70 "che si muovono in modo davvero mai visto prima nella moda - continua Yokobosky - e gli abiti illuminati, un concetto testato per la prima volta nel 1968 realizzati ricamando luci e indossati per la prima volta da Maryse Gaspard, musa di Cardin". Da buon futurista, Cardin non poteva non essere affascinato dalla Missione Apollo 11, che portò l'uomo sulla luna, così nel 1969 visitò la Nasa e nella mostra della retrospettiva c'è anche una foto in cui indossa una tuta spaziale.


   

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Jeff Bezos, mr Amazon è l'uomo più ricco del mondo

Nel club dei paperoni, Arnault sorpassa Gates. In Italia al top è la famiglia Ferrero

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Chiudi Jeff Bezos (ANSA) Jeff Bezos

Jeff Bezos si conferma l'uomo più ricco del mondo nonostante il costoso divorzio. Ma nel super esclusivo club degli ultramiliardari avviene una storica 'rivoluzione': Bill Gates perde il secondo posto e retrocede al gradino più basso del podio per la prima volta in sette anni. A superarlo è il re del lusso Bernard Arnault, da poco entrato nel club dei paperoni che valgono più di 100 miliardi di dollari. Un club che conta solo tre membri: Bezos, Arnault e Gates.
    A sancire lo storico sorpasso è l'indice dei miliardari di Bloomberg, nel quale la famiglia Ferrero è la prima italiana in classifica al 34mo posto con una fortuna di 25,5 miliardi di dollari. Una ricchezza quella della famiglia Nutella superiore ai 23,5 miliardi di Elon Musk, il visionario alla guida di Tesla e SpaceX, che si piazza in 39ma posizione. Al 43mo posto Leonardo del Vecchio con 21,7 miliardi.
    Bezos è il leader incontrastato dei paperoni mondiali con 125 miliardi di dollari grazie ad Amazon e alla rivoluzione nello shopping che è riuscita a innescare. Il numero uno di Amazon riesce a mantenere la vetta della classifica nonostante un divorzio costoso che ha reso l'ex moglie, MacKenzie Bezos, la quarta donna più ricca al mondo. Arnault con 107,6 miliardi conquista la medaglia d'argento: la sua fortuna è pari al 3% del pil francese. La scalata di Arnault fra i miliardari mondiali è legata al suo gruppo del lusso LVMH, di cui fanno parte alcuni dei marchi più prestigiosi al mondo dalla moda ai vini passando per la gioielleria. Arnault e la sua famiglia sono fra i grandi nomi francesi che si sono impegnati a facilitare la ricostruzione della cattedrale di Notre Dame con un assegno da 650 milioni di dollari. Amante dell'arte Arnault ha un'ampia collezione contemporanea che include pezzi di Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst, Maurizio Cattelan, Andy Warhol e Pablo Picasso. L'ascesa del re del lusso relega Gates, il fondatore di Microsoft, in terza posizione. Gates sarebbe ancora l'uomo più ricco del mondo se non avesse donato 35 miliardi di dollari in beneficienza alla Bill & Melinda Gates Foundation. Nella top ten dei paperoni mondiali figura in quarta posizione Warren Buffett, seguito da Mark Zuckerberg e Amancio Ortega, il patron di Zara. Larry Page di Google è settimo mentre il tycoon delle telecomunicazioni Carlos Slim è nono.
   

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Lo sbarco sulla Luna, 9 giochi da tavolo ispirati alla corsa allo spazio

Consentono di “trasformarsi” in astronauti e vivere il sogno. Da 1969 a S.P.A.C.E.

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Chiudi Giochi da tavolo ispirati alla corsa allo spazio - fonte Play di Play organizzata da ModenaFiere, in programma, dal 3 al 5 aprile del 2020 (ANSA) Giochi da tavolo ispirati alla corsa allo spazio - fonte Play di Play organizzata da ModenaFiere, in programma, dal 3 al 5 aprile del 2020

Lo sbarco sulla Luna, il 20 luglio 1969, tra le molte cose ha stimolato la fantasia anche degli ideatori dei giochi da tavolo. Un legame, quest’ultimo, forse non così noto che ha portato alla nascita di diversi giochi – da Apollo XIII a 1969, da S.P.A.C.E. a Kepler-3042 – che permettono di portare nel proprio salotto emozioni spaziali. “Si tratta di uno dei tantissimi effetti collaterali, inaspettati e curiosi, che l’allunaggio nel mare della tranquillità del LEM ha determinato e che ci fa particolarmente piacere ricordare in questi giorni in cui si rievoca questo fatto straordinario” evidenziano gli organizzatori di Play, il più grande festival del gioco italiano che proprio alla corsa allo spazio ha dedicato un ampio spazio nell’ultima edizione tenutasi ad aprile di quest’anno. I giochi che consentono di “trasformarsi” in astronauti e vivere il sogno dello spazio sono diversi: da 1969 che rievoca il tema della corsa allo spazio delle varie nazioni con strategie, programmi e reclutamento di scienziati per essere i primi sulla Luna ad Apollo XIII che permette di ricostruire la missione spaziale più famosa. C’è inoltre S.P.A.C.E. che – realizzato in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana – consente di costruire sonde per esplorare i pianeti del sistema solare, oppure Kepler-3042 che prefigura una nuova corsa allo spazio tra mille anni. Non va poi dimenticato l’altro affascinante obiettivo, il pianeta rosso, Marte, protagonista di Terraforming Mars, First Martians, Pocket Mars, Missione Pianeta Rosso. “In attesa della XII° edizione di Play organizzata da ModenaFiere, in programma, dal 3 al 5 aprile del 2020, un modo decisamente originale per rievocare lo sbarco sulla luna può essere quindi quello di farsi una partita con uno dei giochi citati: il rischio di perdersi nello spazio è nullo, a fronte della certezza di passare qualche ora di divertimento, in famiglia o con gli amici” conclude Andrea Ligabue tra i maggiori esperti di gioco a livello nazionale e da sempre direttore artistico di Play-Festival del Gioco.

GIOCHI A TEMA: CORSA ALLO SPAZIO

Apollo XIII
Giocatori: 2-5
Età: 13+
Durata: 45-75 m

Anno: 2015
Autore: Andrea Crespi
Editore: Pendragon Game Studio
Un gioco cooperativo che permette di ricostruire la missione spaziale più famosa, con molta tensione e grande attenzione agli eventi storici. I giocatori dovranno collaborare per affrontare i vari disastri che minacciano la missione. Nei momenti più critici avranno solo un minuto di tempo reale per prendere decisioni da cui dipenderà la vita degli astronauti.

S.P.A.C.E.
Giocatori: 2-5
Età: 8+
Durata: 30 m
Anno: 2016
Autore: Marco Garavaglia
Editore: Libreria Geografica, Post Scriptum
Ogni turno i giocatori possono costruire sonde da inviare nello spazio per esplorare i pianeti del Sistema Solare, oppure contribuire alla stazione spaziale ISS. Le carte riportano scoperte scientifiche reali da rivelare giocando. Un gioco di carte dal chiaro intento didattico, scritto con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana, ma che non rinuncia a divertire i giocatori.

1969
Giocatori: 2-5
Età: 10+
Durata: 90 m
Anno: 2012
Autore: Aureliano Buonfino, Andrea Crespi, Lorenzo Silva, Lorenzo Tucci Sorrentino
Editore: Cranio Creations
Ciascun giocatore controlla il programma spaziale di una diversa nazione, in una corsa contro il tempo per essere i primi a mettere piede sulla Luna. I giocatori potranno assumere scienziati per far progredire le proprie ricerche, ma anche spie per rallentare quelle altrui, e dovranno decidere quanti rischi correre. Una insolita combinazione di gestionale e gioco di fortuna basato sui dadi.

Terraforming Mars
Giocatori: 1-5
Età: 12+
Durata: 120 m
Anno: 2016
Autore: Jacob Fryxelius
Editore: FryxGames, Stronghold Games
Editore italiano: Ghenos Games
I giocatori guidano una delle corporazioni intente a colonizzare e terraformare il pianeta rosso: un processo che richiederà grandi progetti e diverse generazioni. Occorre innalzare la temperatura, creare oceani e aumentare il livello di ossigeno per popolare il pianeta con città e foreste. Il gioco dedica particolare attenzione agli aspetti scientifici, dalla mappa fino alle caratteristiche dei progetti.

First Martians
Giocatori: 1-4
Età: 10+
Durata: 60 m
Anno: 2017
Autore: Ignacy Trzewizcek
Editore: Portal Games
Editore italiano: Pendragon Game Studio

Un gioco collaborativo impegnativo ed avvincente, che mette i giocatori di fronte al compito di creare una stazione permanente su Marte, primissimo passo di una possibile colonizzazione del pianeta rosso. Il gioco presenta diverse missioni, tutte con un altro livello di rigiocabilità, e si appoggia ad una app che permette di gestire con facilità gli oltre 500 eventi e di rendere ogni sfida davvero unica.

Pocket Mars
Giocatori: 1-4
Età: 10+
Durata: 15-30 m
Anno: 2017
Autore: Michał Jagodziński
Editore:Board&Dice
Editore italiano: MS Edizioni
Un gioco di carte, veloce ma non banale, che racconta le fasi avanzate della colonizzazione di Marte. I giocatori avranno a disposizione uno shuttle per traghettare i nuovi coloni dalla terra al pianeta Rosso, sfruttando al meglio i propri moduli (carte) e le opportunità offerte dalle 5 installazioni sul pianeta.

Missione Pianeta Rosso
Giocatori: 2-6
Età: 14+
Durata: 45-90 m
Anno: 2015
Autore: Bruno Cathala, Bruno Faidutti
Editore: Asmodee
Editore italiano: Giochi Uniti
Un gioco che tratta la conquista di Marte in maniera scanzonata e un po’ caotica. In una ambientazione SteamPunk i giocatori dovranno gestire al meglio i razzi per Marte, affidandosi anche alla fortuna per ottenere i posti migliori e puntare alle aree più interessanti. Un sistema di “ruoli” ispirato al famosissimo Citadels garantisce una partita ricca di colpi di scena e pugnalate alle spalle.

Kepler-3042

Giocatori: 1-4
Età: 14+
Durata: 60-90 m

Anno: 2016
Autore: Simone Cerruti Sola
Editore italiano:Placentia Games
Anno 3042: le nazioni della Terra hanno la tecnologia per raggiungere lontani pianeti da terraformare e danno il via a una nuova corsa per lo spazio. Un gioco gestionale con un interessante sistema di azioni e risorse: i giocatori dovranno gestire con attenzione le loro riserve di energia, materia e antimateria.

Battlestar Galactica: The Board Game
Giocatori: 3-6
Età: 10+
Durata: 120-300 m
Anno: 2008
Autore: Corey Conieczka
Editore: Fantasy Flight Games
Una corsa allo spazio… al contrario. In questo gioco collaborativo basato sull’omonima e popolare serie TV, i superstiti dell’umanità cercano di fuggire dai terribili Cylon per raggiungere il perduto e ormai leggendario pianeta Terra. Ma attenzione: qualunque giocatore potrebbe essere segretamente un Cylon infiltrato, in lotta contro i giocatori umani.

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Dalla moda alla musica, stregati dalla Luna

I tessuti tecno, il bianco, il sound, la conquista dello spazio ispira da 50 anni

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Il piede dell'astronauta Edwin Buzz Aldrin sul suolo lunare il 21 luglio 1969. foto Nasa per i 50 anni dello sbarco sulla Luna (ANSA) Il piede dell'astronauta Edwin Buzz Aldrin sul suolo lunare il 21 luglio 1969. foto Nasa per i 50 anni dello sbarco sulla Luna

Stregati dalla Luna: il bianco e l'argento, i tagli rigidi e trapezoidali, i tessuti laminati e tecnologici, i capelli cotonati gonfi e rotondi quasi a ricordare un casco, il make up opalescente chiaro sul viso e sul corpo, i tavoli con l'alluminio essenziali e squadrati e gli sportelli ad oblò. Sono solo alcuni esempi di come la luna abbia stregato tutti, influenzato tra l'altro moda, design, beauty, ispirato suoni e immagini. E non solo negli anni intorno al 1969 ma ben oltre, fino ai nostri giorni in quei corsi e ricorsi in cui il fashion rielabora il passato e lo rilancia aggiornandolo nel presente. Collezioni spaziali, futuriste, estreme si diceva allora, oggi invece quei canoni ci sembrano acquisiti proprio perchè la moda, più di altri, è un linguaggio anticipatore dei tempi. Echi lunari c'erano prima di quel 20 luglio di 50 anni fa nelle collezioni provocatorie di Cardin e Courreges e poi negli anni successivi fino ad oggi, alle sfilate ultime di Emporio Armani e di Mooncler Genius per fare un esempio.
La conquista dello spazio ha una potenza simbolica forte, suggerisce viaggi verso l'infinito dove sull'infinito finalmente si mette piede, esalta le capacità dell'uomo di spingersi oltre i propri limiti fin dove era fino ad allora solo immaginabile. Quell'infinito oltre da sè su cui si era esercitato il pensiero filosofico antico da Aristotele in poi trova 50 anni fa, al netto delle ragioni politico strategiche della sfida Usa - Urss in piena Guerra Fredda, un punto di esaltazione massima e irripetibile.
Walking on the moon cantavano Sting e i Police cullandoci con il reggae, mentre nel 1972 Elton John con Rocket Man mette in pop la quotidianità di un astronauta lontano da casa, un concetto, quello della solitudine cantato anche da David Bowie nell'immensa Space Oddity in cui guidava la sua astronave lontano dal mondo.​ E poi i Pink Floyd che composero addirittura una canzone, Moonhead, che suonarono e composero appositamente per il successo dell'Apollo 11 ed eseguirono durante la diretta dello sbarco per una trasmissione della BBC dedicata al grande evento.​ La moda in particolare sembra trovare nel cosmo una fonte di ispirazione e l'allunaggio di 50 anni fa ha anche un impatto forte sui tessuti, spingendo il settore verso la ricerca di materiali altamente performanti e adatti a situazioni estreme. C'è poi il caso celebre dei Moon Boot: Giancarlo Zanatta, imprenditore e produttore di scarponi di Montebelluna, creò un dopo sci ambidestro, leggero, impermeabile, ispirandosi agli scarponi indossati dagli astronauti: un successo italiano ancora oggi unico. La storia della moda legata allo sbarco comincia prima dell'allunaggio, respira l'aria delle conquiste spaziali e anticipa con i tagli squadrati, gli abiti corti, gli orli rigidi. Quelli che si vedono nel film di Roger Vadim, Barbarella, con una Jane Fonda in tute super sexy ma anche nella collezione Space age di Courreges, datata 1964: le sue modelle sfilarono in mini abiti e body aderenti tutti plastica e vinile. I giornali dell'epoca le ribattezzarono 'Moon Girls' e quegli stivali bianchi lucidi, le parrucche color argento, quei tubini, il trucco pallido cominciarono ad essere di gran moda. Nel '66 un altro francese, Pierre Cardin anticipa i tempi ispirandosi allo spazio con abiti con colli ad anello come le tute degli astronauti e cappelli-casco, mentre Emilio Pucci disegna le stelle per le tute degli astronauti per l'Apollo 15. Simbolo di tutto questo è proprio la Nasa: il logo governativo dell'agenzia spaziale americana è concesso a molti stilisti. Al momento è tra i brand più amati dello streetwear: felpe e sneaker vestono i giovani che pensano che l'uomo sulla Luna sia un videogioco e non un'impresa eccezionale.

- Leggi lo speciale sulla Moda Lunare

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Il tessile è il settore dove l'economia circolare ha più successo

Ecodom per Atlante italiano mappa 210 esperienze reali. Centro Italia al top, regione più virtuosa è la Lombardia

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Officine Frida Arts&Crafts, Matera: Riciclo Creativo abbigliamento e accessori da materiali di  scarto (ANSA) Officine Frida Arts&Crafts, Matera: Riciclo Creativo abbigliamento e accessori da materiali di scarto

Sono sempre più numerose le aziende del settore tessile che hanno scelto di adottare un modello economico sostenibile: delle 210 esperienze reali di Economia Circolare mappate da Ecodom, il principale consorzio di gestione dei RAEE, e dal CDCA, Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, il 15,2% recupera tessuti e capi usati, rigenera fibre tessili, organizza scambio di vestiti e trasforma materiali di scarto come cartone, bucce di arance e pneumatici in abiti e accessori.

 Secondo quanto emerge dal primo Atlante Italiano dell’Economia Circolare, a seguire sul podio si posizionano il settore alimentare (11%) con realtà che redistribuiscono il cibo in eccedenza nelle mense, costruiscono una rete di economia solidale che comprende comunità di supporto all’agricoltura, riusano i fondi di caffè per coltivare funghi. Seguono al terzo posto, con il 10,4%, le attività di raccolta e gestione dei rifiuti: dalla diversificazione degli scarti domestici, alla produzione di sacchetti ecosostenibili prodotti con carta riciclata, dalla realizzazione di eco-isole automatizzate per la differenziata, al riciclaggio di plastica, rifiuti, legno, vetro.

Quasi un terzo (30,4%) sono realtà no-profit, mentre l’1,4% è rappresentato da enti di ricerca.

La maggior parte delle aziende presenti (37%) realizza prodotti circolari, ovvero progettati per renderne più facile lo smontaggio e riciclo, il 32% appartiene alla categoria servizi, il 15,2% ha scelto un modello produttivo circolare in grado di riciclare i propri scarti per creare nuovi prodotti.

 Il Centro Italia guida la classifica, ma la Lombardia è sul podio. Ultima la Valle d’Aosta.

A livello geografico il Centro Italia guida la classifica italiana dell’Economia Circolare con il 37,6% delle realtà mappate, seguito dal Nord con il 35,7% e dal 26,6% del Sud e Isole. La più virtuosa delle Regioni è la Lombardia con il 19,5% delle attività, seguita dal Lazio con il 15,7%, dalla Toscana con l’11,4% e dalla Campania con il 9%. Fanalino di coda Umbria e Molise con solo due aziende inserite nell’Atlante. In Valle d’Aosta non è invece stata censita alcuna esperienza.

 

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Gucci rilegge 40 anni della sua moda, dagli anni '50

Glen Luchford firma campagna sulla materialità concreta del fare vestiti

Lifestyle Moda
Chiudi Campagna Gucci concept e direzione creativa Alessandro Michele foto di Glen Luchford (ANSA) Campagna Gucci concept e direzione creativa Alessandro Michele foto di Glen Luchford

Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, ama raccontare storie e descrivere personaggi con la moda. La sua affabulazione nasce in primo luogo al tavolo da disegno e poi negli atelier, durante fitting, prove, "sdifettamenti". Il racconto della sua moda e del suo pret à porter si staglia nella nuova campagna scattata dal fotografo Glen Luchford attraverso quattro decadi: gli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta. Una rilettura della maison della doppia G attraverso 40 anni di moda.
    Da questa riflessione sul mito della moda e dal desiderio di mettere nuovamente al centro del discorso la materialità concreta del far vestiti nasce la nuova campagna pubblicitaria autunno-inverno 2019-2020 concepita da Alessandro Michele per Gucci. Una campagna che torna al periodo della moda protagonista, quando gli strilli di copertina erano dedicati ad un orlo, al colore di stagione, al tessuto cui proprio non si poteva rinunciare.
   

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Monopoly dedicato alla pugliese Monopoli

Rieditato con strade locali e 'imprevisti' di focaccia barese

Lifestyle Teen
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Edizione speciale del Monopoly dedicata alla città pugliese di Monopoli. Il gioco, edito da Hasbro e distribuito da Palmitessa Giocattoli, riproduce in versione monopolitana - con i nomi delle strade della cittadina turistica sulla costa sud del Barese - il classico tabellone creato nel 1935 e che, in 75 anni di storia, è diventato un fenomeno planetario. Da semplice gioco in scatola ad applicazione per iPhone tra le più scaricate, dalla versione per Pc a quella a mazzo di carte. Prodotto in 40 lingue, diffuso in 106 Paesi e con 275 milioni di scatole vendute, è diventato il gioco di simulazione imprenditoriale più famoso al mondo.
    Oggi, per l'edizione Monopoli, il giocatore si aggira tra 'Il faro', 'arco del Castello' e 'Piazza Vittorio Emanuele', 'Largo Plebiscito' e 'Cala Porto bianco', imbattendosi in probabilità e imprevisti che costringono ad offrire focaccia barese o pagare un abbonamento in spiaggia con ombrelloni e sdraio.
    Il primo lancio dei dadi sul tabellone in edizione speciale ha visto protagonisti oggi, nel castello Carlo V di Monopoli, il sindaco Angelo Annese, il vice sindaco della città metropolitana di Bari Michele Abbaticchio e il direttore generale di Puglia Promozione Matteo Minchillo, che hanno tenuto a battesimo l'iniziativa e giocato simbolicamente la prima partita. Nei prossimi mesi partirà anche una campagna social che accompagnerà il lancio del gioco con l'hashtag #lacittàdelgioco, in cui alcuni cittadini presteranno il proprio volto per presentare il gioco a turisti, estimatori e collezionisti.
   

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Netflix, via scena suicidio da 'Tredici'

Su consiglio dei medici e prima del lancio della terza stagione

Lifestyle Teen
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Netflix toglierà e cambierà la controversa scena del suicidio in 'Tredici' (13 Reasons Why). La decisione arriva due anni dopo il debutto della serie tv, la cui storia ruota attorno al suicidio dell'adolescente depressa Hannah Baker e ai tredici motivi che l'hanno spinta a togliersi la vita. La scena finale, di circa tre minuti, non sarà più quindi disponibile sulla piattaforma di streaming online.
    "Su consiglio di esperti medici - ha detto Netflix - abbiamo deciso, assieme al creatore Brian Yorkey e ai produttori, di cambiare la scena in cui Hannah si toglie la vita dalla prima stagione". Nella nuova scena non si vedono più Hannah avvicinare un rasoio ai polsi e le immediate conseguenze.
    La serie è stata accolta positivamente dalla critica, tuttavia a causa della rappresentazione esplicita del suicidio numerosi psicologi hanno sollevato il problema dei rischi di emulazione da parte dei giovani. La terza stagione inizierà alla fine dell'estate.
   

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Margot Robbie volto nuovo profumo Chanel

Profumo creato da Olivier Polge in collaborazione con maison

Lifestyle Beauty & Fitness
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Margot Robbie è il nuovo volto di Gabrielle Chanel Essence, ultimo nato tra i profumi della maison francese. Oltre al talento e alla bellezza radiosa, dalla Chanel fanno sapere che nella scelta è dell'attrice e produttrice australiana, che recita nel film di Quentin Tarantino, C'era una volta... A Hollywood, ha avuto molto peso la sua personalità.
    Creata da Olivier Polge in collaborazione con il Laboratoire Parfums Chanel, questa nuova interpretazione olfattiva di Chanel rivela una scia più voluttuosa e avvolgente. Composta intorno ai quattro fiori bianchi cari a Coco (gelsomino, ylang-ylang, fiori d'arancio e tuberosa), Essence regala un ruolo fondamentale alla tuberosa di Grasse.
   

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Austin Butler sarà Elvis Presley per Baz Luhrmann

Ciak nel 2020, Tom Hanks sarà il manager della star

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Chiudi AUSTIN BUTLER sarà Elvis Presley nel nuovo film di Baz Luhrmann (ANSA) AUSTIN BUTLER sarà Elvis Presley nel nuovo film di Baz Luhrmann

Austin Butler sarà Elvis Aaron Presley nel film che Baz Luhrmann girerà sulla vita della leggenda del rock and roll. Lo ha annunciato Toby Emmerich, presidente di Warner Bros. Pictures Group.
    Nel film - che rilancia l'onda lunga dei biopic musicali dopo il successo di Bohemian Rhapsody dedicato a Freddie Mercury e ai Queen e Rocketman su Elton John - il regista candidato all'Oscar Luhrmann ("Il grande Gatsby", "Moulin Rouge!") esplorerà la vita e la musica di Presley attraverso la lente del suo enigmatico manager, Colonnello Tom Parker, interpretato dal due volte premio Oscar Tom Hanks ("Forrest Gump", "Philadelphia"). La storia approfondirà la loro complessa relazione di oltre vent'anni, dall'ascesa alla fama di Presley fino alla sua celebrità senza precedenti, sullo sfondo di un panorama culturale in evoluzione e della perdita di innocenza in America.
    Le riprese principali inizieranno all'inizio del 2020 nel Queensland, in Australia. Il film sarà distribuito in tutto il mondo da Warner Bros. "Non potevo realizzare questo film senza il giusto cast, e abbiamo cercato a lungo un attore con la capacità di evocare il singolare movimento naturale e le qualità vocali di questa impareggiabile star, ma anche la vulnerabilità interiore dell'artista. Durante tutto il processo di casting, ho avuto l'onore di incontrare una vasta gamma di talenti. Avevo sentito parlare di Austin Butler, del suo ruolo di spicco al fianco di Denzel Washington in The Iceman Cometh a Broadway, e in seguito a vari test sullo schermo e laboratori di musica e performance, sapevo inequivocabilmente di aver trovato un artista che potesse incarnare lo spirito di una delle figure musicali più iconiche al mondo", ha detto Luhrmann annunciando di aver finalmente trovato il suo protagonista.

Butler ha debuttato a Broadway nel 2018 con Washington in "The Iceman Cometh" di Eugene O'Neill, per la regia di George C. Wolfe, e ha ricevuto ottime critiche per il suo ritratto del "ragazzo perduto" Don Parritt. A breve apparirà al fianco di Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Margot Robbie in "C'era una volta a Hollywood" di Quentin Tarantino. Butler, che ha anche molti crediti televisivi, è attuamente nei cinema insieme a Bill Murray e Adam Driver in "I morti non muoiono" di Jim Jarmusch.

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Pret-a-reporter, come Kate Middleton riutilizzare abiti è cool

Basta shopping compulsivo, la capsule wardrobe è chic. Si può essere alla moda con 12 - 37 abiti

Lifestyle Moda
Chiudi Kate Middleton al matrimonio di Harry e Megan con lo stesso abito usato per il battesimo della figlia Charlotte (ANSA) Kate Middleton al matrimonio di Harry e Megan con lo stesso abito usato per il battesimo della figlia Charlotte

Se per la protagonista di Sex & The City, Carrie Bradshaw, un armadio gigantesco era addirittura meglio di un diamante, per le ragazze di oggi non è affatto così: la guerra al concetto di “monouso” e ai guardaroba straripanti è iniziata. È giunto il momento di dire addio all’abitudine di comprare capi e lasciarli anni appesi a una gruccia con tanto di cartellino, oppure indossarli una sola volta per una grande occasione. Spazio, quindi, al riutilizzo e a una nuova tendenza che ha già contagiato reali e celebrities, il Prêt-à-Reporter. Tra le regine di questo trend spiccano Anna Wintour e Kate Middleton che in più di 70 occasioni ha scelto abiti già indossati in precedenza.

- E dagli Usa arriva anche il fenomeno Fashion Renting, il noleggio degli abiti

Il concetto è molto semplice e segue la filosofia del “less is more”: comprare meno, ma prestare più attenzione a manifattura e qualità per arrestare la produzione di rifiuti. Ogni ora in America si gettano circa 20 kg di vestiti, una quantità sufficiente per riempire tre piscine olimpioniche secondo il libro “Overdressed: the shockingly high cost of cheap fashion”. Uno spreco alimentato soprattutto dal fast fashion che produce capi spesso dismessi in meno di un anno, d’accordo con uno studio della Ellen MacArthur Foundation. Sposando lo Slow Fashion, che predilige l’acquisto di capi necessari, di qualità e prodotti in modo sostenibile, questa tendenza promuove la scelta di un numero limitato di abiti che, proprio per la qualità dei materiali, possono essere riutilizzati con stile e adattati ad ogni occasione variando gli accessori.
È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Bigi Cravatte Milano su un panel di esperti e su oltre 30 testate internazionali dedicate a tendenze e attualità nei campi della moda, del lifestyle e della sostenibilità per scoprire come si sta evolvendo il guardaroba degli italiani.

Ma quali sono le regole per avere un guardaroba in pieno stile Prêt-à-Reporter? Come riportato dal Washington Post, bisogna fare acquisti ponderati, provare sempre ogni capo e scegliere soltanto quegli indumenti che fanno sentire a proprio agio. Attenzioni che permetteranno di avere un capsule wardrobe, un armadio composto da pochi abiti, essenziali e versatili, che possono essere indossati in qualsiasi occasione con l’aggiunta di qualche complemento, secondo la definizione data negli anni ’70 dalla sua fondatrice, la londinese Susie Faux. Sul numero dei capi che un capsule wardrobe deve possedere gli esperti si dividono: secondo Faux dovrebbero essere 12, mentre c’è chi afferma che la cifra perfetta sia 37. L’importante resta, però, ridurre, darsi un proprio limite e cercare di non superarlo. Tra i vantaggi di questa filosofia, non solo un drastico taglio alle spese, ma anche un netto risparmio di tempo e la fine del dilemma mattutino sulla scelta dell’outfit come suggerisce l’Indipendent. Il tutto senza alcuna rinuncia in termini di stile ed eleganza e riducendo lo spazio occupato dai vestiti tanto a casa quanto in valigia. Prima di procedere all’acquisto è necessario anche, come sottolinea il New York Times, comprendere quale sia lo stile appropriato al proprio luogo di lavoro poiché vestirsi adeguatamente ha un forte impatto sulla psicologia dell’individuo e gli permette di sentirsi a proprio agio, integrarsi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Il Prêt-à-Reporter dimostra anche l’attenzione dei consumatori nei confronti della sostenibilità, un’attitudine piuttosto recente come spiega Luisa Leonini, professoressa di Sociologia dei Consumi presso l’Università degli Studi di Milano: “L’attenzione dei consumatori nei confronti della sostenibilità inizia nel 2000 quando nasce il fenomeno della moda etica a favore del made in Italy e dell’intero processo produttivo del bene. Dal 2016 in poi è cresciuta anche l’attenzione al riuso nel settore dell’alta moda e allo sviluppo dell’economia circolare, con una ricaduta diretta sulle scelte legate a una maggiore qualità e una minore quantità dei capi prodotti”.

Pensare che riutilizzare più volte lo stesso abito sia una caduta di stile è quindi un vero errore: lo dimostrano celebrities note per il loro buon gusto e la loro raffinatezza. È il caso della duchessa di Cambridge Kate Middleton, eletta regina del “riciclo” proprio per la sua decisione di re-indossare in più di 70 occasioni abiti già sfoggiati in precedenza. Famoso è il riutilizzo dell’abito color crema scelto per il battesimo di Charlotte e sfoggiato nuovamente alle nozze di Harry semplicemente variando gli accessori o l’aggiunta delle spalline alla mise già esibita nel 2017 e riproposta con un piccolo ritocco sartoriale al Gala della National Portrait Gallery nel 2019.

Tra i paladini del Prêt-à-Reporter si annoverano anche la regina Letizia di Spagna, Cate Blanchett, Brad Pitt e persino un’icona come Anna Wintour. A far cadere il tabù del riuso il giorno delle nozze è stata invece l’attrice Keira Knightley, come riporta il magazine L’Express, che per il sì ha scelto un mini abito in tulle già indossato per partecipare a un party nel 2008. Una tendenza sempre più diffusa tra le spose che scelgono di percorrere la navata indossando vestiti stupendi, rassicuranti e rigorosamente nelle tonalità di bianco, panna e avorio ma che non nascono come abiti da sposa. Per quanto riguarda lo sposo, invece, la scelta migliore è un abito di sartoria a tre pezzi, composto da giacca monopetto, gilet e pantaloni. Fondamentale è poi la scelta della cravatta, accessorio più versatile rispetto al papillon, la cui qualità, forma e tonalità possono elevare il look e fornire allo sposo un accessorio su cui fare affidamento anche dopo il grande giorno. “Rispetto a qualche anno fa, i consumatori sono oggi più consapevoli e attenti all’impatto ambientale. – spiega Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano – In azienda perseguiamo la qualità producendo dal 1938 cravatte durevoli, riutilizzabili e sostenibili; per farlo abbiamo mantenuto invariato il processo di produzione artigianale che ci contraddistingue sin dalla nascita e tutti i prodotti sono interamente realizzati a mano dalle nostre sarte, molte delle quali lavorano a domicilio. Oltre a prediligere la qualità, nella scelta della cravatta occorre orientarsi verso fantasie intramontabili come righe, punti spillo e tinta unita, veri e propri evergreen che possono essere utilizzati per anni semplicemente giocando con accostamenti diversi”. Ed è proprio la cravatta secondo Maura Franchi, docente di Sociologia dei Consumi e della Comunicazione all’Università degli Studi di Parma, a incarnare a pieno i principi del Prêt-à-Reporter: “Ci sono tre dimensioni interessanti all’interno di questo trend. La prima è la personalizzazione: in un tempo in cui tutto appare accessibile, con una rapidissima omologazione anche dell’abbigliamento di lusso rivisitato in chiave più democratica, capi iconici come la cravatta rispondono ancora al bisogno di personalizzazione e di identità. La seconda dimensione è l’estetizzazione: la cravatta è un oggetto unico che ha una dimensione vintage di recupero del passato e pone l’attenzione su specifici dettagli. Infine ha una dimensione simbolica forte ed esprime affidabilità, fiducia e autorevolezza”.

Un futuro sempre più green attende dunque la moda a patto che si rispettino alcune condizioni. Come sottolinea Dario Padovan, professore di Sociologia dei Consumi e Sostenibilità presso l'Università degli Studi di Torino: “I piccoli guadagni in fatto di sostenibilità realizzati grazie alla produzione di beni sostenibili vengono compensati dall'aumento di un'enorme massa di beni non sostenibili e a basso costo: non vi è una sostituzione, quanto piuttosto un'aggiunta della possibilità di scelta all'interno della medesima offerta. Vi sono due strategie per fare davvero la differenza in questo senso: una pianificazione calata dall'alto, che risulterebbe però poco condivisa, o l’innesco di un processo accelerato in virtù del quale le imprese stringono un patto per combattere il cambiamento climatico e decidono tutte insieme di muoversi all'unisono verso la sostenibilità”. Secondo Manuela Rubertelli, professoressa della School of Design del Politecnico di Milano, invece: “Un approccio dal basso volto a elevare il livello di cultura e a fornire maggiori informazioni alla popolazione è lo strumento per rendere i clienti più critici sulle tipologie di consumi e più consapevoli sul contenuto dei messaggi pubblicitari a loro rivolti”.

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Si licenzia per aprire un chiosco sul ponte tibetano più alto d'Europa

La sfida in Lombardia a Tartano di un'ex cassiera di supermarket

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Ponte nel Cielo, la passerella tibetana più alta d'Europa. SI trova a Campo, contrada di Tartano (Sondrio) (ANSA) Ponte nel Cielo, la passerella tibetana più alta d'Europa. SI trova a Campo, contrada di Tartano (Sondrio)

Inaugurato a Campo, contrada di Tartano (Sondrio), il chiosco del "Ponte nel Cielo", la passerella tibetana più alta d'Europa che, dall'apertura lo scorso settembre 2018, conta già oltre 70mila passaggi di turisti.
    "In tanti mi avevano chiesto di realizzare un piccolo chiosco per rispondere alle esigenze di chi si incammina sui sentieri del parco delle Orobie. Ho accettato la sfida e, anche se taluni mi hanno definito una 'pazza', mi sono licenziata dal posto fisso di cassiera e addetta alle vendite dei prodotti freschi in un supermercato di Talamona per contribuire al rilancio del paese che tanto amo e che, negli anni passati, ha subito le conseguenze dello spopolamento della montagna", racconta Manuela Ciaponi, 37 anni, responsabile della gestione del chiosco "La Bugiola", un'antica baita in pietra e legno con tetto in piode che ha contribuito a costruire.
    "Da quando c'è il Ponte a Campo, con partenza a 1050 metri, il nostro piccolo paese è rinato" dice Renato Bertolini, alla guida del Consorzio Pustaresc nato nel 2000 per dare un piccolo acquedotto rurale alle baite dell'alpeggio Frasnino ora collegate con l'altro versante della montagna dalla passerella che rende più agevole la vita degli alpeggiatori. "I ristoranti e gli alberghi hanno fatto assunzioni, perché gli ospiti sono numerosi, le aziende agricole del territorio e i pastori vendono i loro formaggi, salumi e miele ai numerosi visitatori che provano l'ebbrezza di attraversare il Ponte nel Cielo - osserva Bertolini -. Altri giovani hanno trovato lavoro nella biglietteria (il ticket solo per gli adulti è di 5 euro, gratis i bambini, obbligatoria la prenotazione online per le domeniche e i giorni festivi per regolare gli afflussi ed evitare invasioni), le piccole aziende edili sono state impegnate nella realizzazione di interventi come la sistemazione di un sentiero che ha reso più agevole l'accesso all'ingresso della passerella, di un parcheggio e di servizi igienici a misura di disabili".
 
   

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Era digitale, 5 cambiamenti ai quali il nostro cervello ha dovuto adattarsi

Bombardamento di informazioni e avanza lo stress, l'offline è il nuovo lusso

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi stress digitale foto iStock. (ANSA) stress digitale foto iStock.

Informazioni senza fine a disposizione continua, pronti a googolare ogni termine, iper connessione, panico da no-wifi, decine e decine di mail al giorno e al tempo stesso la voglia di disconnettersi almeno in vacanza. Il vero lusso ormai secondo alcuni è stare senza smartphone, riprendere ritmi slow, praticare il digital detox.

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Non ci sono dubbi che l'era digitale che stiamo vivendo stia comportando anche una rivoluzione neurologica, con conseguenze positive e negative. In un recente rapporto, gli esperti di Cornerstone OnDemand hanno identificato 5 cambiamenti ai quali il nostro cervello ha dovuto adattarsi, descrivendo come questi influiscono sui nostri processi di apprendimento nella vita adulta e professionale:

Il cervello è diventato impaziente. Abituato all’immediatezza dei social network e di Internet, il cervello crea la necessità di avere e sapere tutto subito. L’aspettativa di imparare molto in poco tempo è diventata un trend del tutto generale ma ciò che si apprende rapidamente viene dimenticato con la stessa velocità. L’apprendimento sul lungo termine è la vera sfida del futuro, anche per la formazione.

Meno ritentivo. Per i nativi digitali memorizzare un numero di telefono appare molto vintage. Non hanno più bisogno di ricordare dati, per quello c’è Internet. Potremmo dire che è diventata una sorta di “memoria esterna” alla quale ci rivolgiamo per ogni genere di informazioni. In altre parole, non abbiamo perso la capacità di memorizzare/ricordare ma questa capacità è caduta in disuso. Il modo di imparare e trattenere le informazioni è cambiato e, di conseguenza, devono cambiare anche i metodi di formazione. E’ ad esempio più efficace offrire alle persone una formazione digitale, facilmente accessibile e in formati allettanti, come ad esempio il gioco. In questo modo ciò che si è imparato sarà ricordato più a lungo.

Imparare a reimparare. Se c’è un cambiamento che temiamo sul posto di lavoro è l’automazione. Ci sarà un robot a fare il nostro lavoro? No, purché sappiamo cosa imparare e come impararlo per prepararci al futuro. Il modo più sicuro è scommettere sulle soft skill e sulle competenze sociali, competenze che ci differenziano dalle macchine e che non diventeranno obsolete, come invece può avvenire con le conoscenze tecniche.

Più flessibilità. Intendiamo la flessibilità come la capacità di adattarsi a nuovi bisogni di apprendimento e formazione. Il segreto sta nell’avere un cervello allenato a essere flessibile, aperto e agile. Così sarà più facile adattarsi al cambiamento e interiorizzare più rapidamente le nuove discipline e i prodotti che nasceranno. Attualmente, ad esempio, il focus delle strategie di business è sull’intelligenza artificiale, dal che si può dedurre che i lavori del futuro saranno in qualche modo correlati a questa disciplina.

Sovraccarico. Il sovraccarico di informazioni sul nostro cervello riduce la nostra capacità di concentrarci. Ciò normalmente si traduce in stress da lavoro. La digitalizzazione rende più facile l’accesso alle informazioni e ci permette di lavorare ovunque e con qualsiasi dispositivo: un fatto positivo purché sappiamo capire quando è il momento di disconnettersi. Preoccuparsi del benessere emotivo dei dipendenti, garantendo il rispetto di valori comuni e un ambiente di lavoro positivo, è una sfida per le aziende e anche una necessità.

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Furla, mohair e lana d'angora al bando

L'anno scorso il gruppo aveva detto addio alle pellicce animali

Lifestyle Moda
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Dopo aver detto addio alle pellicce animali Furla dice stop anche a mohair e lana d'angora.
    Con la Collezione Cruise 2020, annuncia il polo del lusso bolognese, verranno banditi dalle linee mohair e lana d'angora "orientando la scelta verso altre tipologie di lana provenienti da filiere più consolidate e 'safe'".
    Dopo l'annuncio, lo scorso anno, del suo impegno a non utilizzare pelliccia animale nelle collezioni a partire dalla stagione Cruise 2019 (in store da novembre 2018), Furla in collaborazione con Lav aderisce anche al programma "Fur Free Retailer", promosso da Fur Free Alliance, network delle principali organizzazioni di tutela degli animali attive in Europa, Cina e Giappone, Nord America e Sud Africa.
    "Quando si parla di sostenibilità - afferma Alberto Camerlengo, ceo del Gruppo Furla - non si intende porre l'accento solo su una problematica legata all'ambiente, ma anche sul futuro del nostro pianeta, di ciascuno di noi e dei nostri figli. Furla risponde alla crescente ricerca di prodotti etici da parte di un consumatore sempre più consapevole e attento a queste tematiche".
   

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Estate all'estero, 6 consigli utili dal budget al cibo

Assicurazione di viaggio, prenotazioni in loco, valuta locale

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Una coppia di turisti foto iStock. (ANSA) Una coppia di turisti foto iStock.

Vacanze estive all'estero? Ecco una lista di consigli utili, in particolar modo in mete extraeuropee, per aiutare a risparmiare una volta giunti a destinazione, elaborata dagli esperti di viaggi di Revolut.

1. Non cambiare il denaro prima di partire, né all’aeroporto

Si tratta di un errore comune tra chi viaggia. Cambiare il denaro in una banca prima di partire o presso un ufficio apposito, in aeroporto o una volta giunti a destinazione, comporta il pagamento di commissioni, oltre a un tasso di cambio svantaggioso. La migliore soluzione é quindi pagare quanto piú possibile con la carta - e possibilmente usandone una che permette di non pagare commissioni - anche se in alcuni luoghi é comune utilizzare il contante. In questo caso é preferibile prelevare presso uno sportello quanto piú denaro possibile, in modo da pagare le commissioni sul prelievo solo una volta. Prelevando in diverse occasioni sará necessario pagare le commissioni a ogni prelievo. In questo caso, é sicuramente una buona soluzione avere con sè una carta che non prevede commissioni per i prelievi all’estero.

2. Scegli di pagare e prelevare denaro nella valuta locale

É sempre meglio pagare nella valuta locale anziché in Euro e lo stesso vale per i prelievi presso gli sportelli bancomat. In questo modo si eviteranno le commissioni applicate dalle banche estere e sará possibile risparmiare denaro.

3. Attenersi al budget

L’ultimo viaggio é costato molto più di quanto ti saresti immaginato? Ci siamo passati tutti... !
E anche se sarebbe fantastico avere un budget illimitato, spesso non é cosí. Tenere traccia delle spese é un ottimo modo per sapere quanto ancora rimane da spendere e come correre ai ripari in tempi utili. Inoltre, é utile munirsi di una soluzione per inviare/ricevere denaro e dividere le spese con i compagni di viaggio - come le funzioni offerte da Revolut - in modo da poter pagare per il gruppo e ricevere il denaro indietro in pochi secondi.

4. L’assicurazione di viaggio

La sicurezza é importante ed é sempre consigliabile avere un’assicurazione di viaggio per stare tranquilli. Le assicurazioni proposte da compagnie aeree e tour operator spesso offrono coperture e massimali limitati e a prezzi poco vantaggiosi. Ci sono tante opzioni da valutare, come l'assicurazione medica internazionale Pay-per-Day che utilizza la geolocalizzazione per addebitare il premio solo nei giorni in cui l’utente si trova effettivamente all'estero, a partire da 1 Euro al giorno.

5. Mangiare in modo saggio, ma bene!

I pasti rappresentano una spesa significativa quando si viaggia. Fare attenzione a questo aspetto può quindi essere molto efficace sia in termini di spesa sia di qualitá.
La colazione, ad esempio, é solitamente più costosa in hotel, soprattutto per quelle persone per cui un caffé e un croissant sono abbastanza. Per spendere di meno é possibile fare colazione in un bar vicino all’hotel o, se si vuole risparmiare ulteriormente e allo stesso tempo godersi per colazione esattamente ciò che ci piace, si può valutare di acquistare biscotti, succhi di frutta e altri prodotti nel supermercato più vicino.
Per il pranzo e la cena, invece, la migliore strategia é chiedere consigli agli abitanti del posto e cercare online eventuali recensioni. É anche bene ricordare che i ristoranti situati nelle vie e nelle zone più turistiche sono spesso i più costosi. Infine, mai aspettare troppo tempo per mangiare, perché quando si é affamati si rischia di andare nel posto più vicino (e forse costoso!).

6. Non pianificare troppo prima di partire

A meno che non si tratti di un’escursione che rischia di registrare il tutto esaurito giá nelle settimane precedenti, per risparmiare é consigliabile prenotare le gite giornaliere direttamente sul posto e non da casa. Una volta arrivati a destinazione, e con le idee chiare su cosa si vuole fare e vedere, é una buona tattica riservarsi un po’ di tempo per esplorare il luogo e chiedere preventivi ai tour operator locali in modo da trovare la miglior offerta per rapporto qualitá/prezzo. Alcuni di loro potrebbero offrire sconti molto interessanti, soprattutto nel caso di quotazioni per due o tre giornate consecutive.

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Ramazzotti, stop pettegolezzi su Marica

Video su Instagram a una settimana da annuncio separazione

Lifestyle People
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Eros Ramazzotti interviene, con un video sul suo profilo Instagram, sulla separazione con la moglie Marica Pellegrinelli dopo 10 anni di unione."Ho letto molte cose non belle sul conto di Marica questa settimana e volevo dirvi che non è assolutamente come pensate. E' una situazione che si trascina da un po' di tempo e adesso abbiamo deciso di dividerci". E lo fa dopo una settimana nella quale, a seguito dell'annuncio della scelta di separarsi, sono emerse indiscrezioni su una nuova relazione della sua ex compagna.
    "Quello che ho letto non è la realtà - sottolinea il cantante nel video -. Marica è una bravissima mamma, è una donna fantastica e non è un'arrampicatrice come qualcuno ha sottolineato. La cosa migliore è ascoltare la mia musica, chi vuole, e il resto lasciarlo ai pettegolezzi di basso livello".
   

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Tiziano Ferro si è sposato con il compagno Victor

La cerimonia al tramonto nella casa di Sabaudia

Lifestyle People
Chiudi Dal sito di Vanity Fair (ANSA) Dal sito di Vanity Fair

 Tiziano Ferro si è sposato. Si è unito civilmente con Victor Allen, 54 anni, di Los Angeles, suo compagno da 3 anni. La cerimonia è avvenuta sabato al tramonto nella casa del cantante, 39 anni, a Sabaudia.

 "Il matrimonio è una cosa sconvolgente", ha detto Ferro a Vanity Fair, rinunciando alla solita ritrosia nel parlare di eventi personali. "Per Victor faccio un'eccezione - ha spiegato l'artista - perché con il matrimonio lui entra a far parte della mia famiglia e questa è una verità che non si può tacere". La coppia si era già segretamente sposata lo scorso 25 giugno a Los Angeles.

Nel 2016, raccontando la sua nuova vita a Los Angeles, aveva annunciato di voler diventare papà e di frequentare un corso per aspiranti genitori. Nel 2010 il coming out dichiarando pubblicamente di essere omosessuale.

Victor Allen ha 54 anni e l'idea di sposarsi nasce da un’iniziativa a sorpresa del marketing manager americano. «Il giorno del mio compleanno», racconta Ferro a Vanity Fair, «mi chiede se gli faccio quello che lui chiama il “novio coffee”, una bevanda di mia invenzione – novio vuol dire fidanzato in spagnolo – a base di caffè alla nocciola, dolcificante e panna alla cannella. Una cosa imbevibile che piace solo a lui. Io penso: che palle, è il mio compleanno e devo farti il caffè? Comunque lo faccio. Lui intanto mi dice: “Ho preso due tazze, le ho fatte incidere”... Io sempre più scazzato ne prendo una su cui c’è scritto “amore” in italiano. Lui: “Guarda anche l’altra”. La prendo in mano e comincio a leggere, è in italiano, c’è scritto: vuoi sposar... Mi giro prima di finire, Victor è in ginocchio, con un pacchettino di Tiffany in mano. Ho perso totalmente il controllo di me stesso. Ricordo solo le mie spalle che sobbalzano: ho pianto per venti minuti senza riuscire a dire una parola. Comunque andrà la nostra storia, Victor sarà l’unica persona al mondo ad avermi regalato quella sfumatura di gioia assoluta che non provavo più dalla mia infanzia».

Ferro e Allen, spiega il cantautore nell’intervista, stanno insieme da tre anni, da quando si incrociarono a Los Angeles in un corridoio della Warner Bros., dove Tiziano doveva girare il video di un brano, e dove Victor lavorava. Anche allora ci fu di mezzo un caffè: l’italiano cercava uno Starbucks, l’americano ‒ che non aveva idea fosse un musicista di successo ‒ lo invitò il giorno per un macchiato, e da cosa nacque cosa. Fino al doppio matrimonio: un centinaio di amici americani a Los Angeles («Chi l’avrebbe detto che il primo matrimonio gay a cui avrei partecipato sarebbe stato il mio»), una quarantina di intimi italiani a Sabaudia, fedi con date diverse (quella della celebrazione italiana per Allen, americana per Ferro), colori invertiti («Io abito blu e lui grigio a Los Angeles, il contrario a Sabaudia») e la scelta di condividere la felicità «perché con il matrimonio lui entra a far parte della mia famiglia e questa è una verità che non si può tacere... una verità che, come ai tempi del mio coming out, spero possa essere utile a qualcuno». Per uno della sua generazione, cresciuto in un’Italia dove «non era per niente cool essere gay», è un lieto fine che mai avrebbe immaginato. Se non vivesse all’estero da tanti anni, ci sarebbe arrivato? «È una domanda che mi faccio spesso», dice a Vanity Fair, «e quasi sempre mi rispondo: forse no». Del matrimonio ha sempre detto che non rientrava nei suoi interessi. «Ma ho capito che se l’essere umano, da quando è su questa terra, celebra le unioni, un motivo c’è. L’amore ha senso nella misura in cui lo puoi condividere con gli altri, diversamente perde colore. E l’ingresso di una persona nella tua famiglia non è una cosa da poco: merita rispetto. Dobbiamo ricordarcelo quando parliamo dei diritti di tutti. E poi dobbiamo essere intelligenti e ricordarci che viviamo in un mondo che è anche fatto di burocrazie: mettere nero su bianco un rapporto in certi casi può fare la differenza». Compreso quando si parla di figli: un sogno che Tiziano non ha mai nascosto. «Victor era spaventato all’idea», racconta a Vanity Fair. «Poi però mi ha detto: “Per te, e con te per la prima volta nella mia vita, sarei pronto a diventare genitore”

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Cocktail, 10 drink estivi d'autore creati per noi e come rifarli

Tra le proposte Jerry Thomas Speakeasy, uno tra i 100 best bars in the world

Lifestyle Food
Chiudi drink WILD WILD BREAKFAST EXCNTRICS COCKTAIL COLLECTION dell'Hotel Majestic Palace di Sorrento (ANSA) drink WILD WILD BREAKFAST EXCNTRICS COCKTAIL COLLECTION dell'Hotel Majestic Palace di Sorrento

Cocktail estivi, ecco 10 proposte originali di drink d'autore e le ricette per riproporli da provetti barman ed esperti di mixology.

DRINK: WILD WILD BREAKFAST - EXCÉNTRICS COCKTAIL COLLECTION

BARMAN: Hotel Majestic Palace di Sorrento

INGREDIENTI:
4 cl bourbon Maker's Mark
1,5 cl Martini Rosso
1,5 cl Triple Sec
3 drops Droplets by Javier de las Muelas Abinthe Van Gogh
2 fette di arancia
2 tea spoon di marmellata di arance amare del Don Geppi restaurant Spuma agli agrumi

Garnish: 1/2 fetta di pompelmo rosa disidratata e un ciuffetto di menta

PREPARAZIONE:
Per gustare un bourbon di qualità come Maker's Mark in una fusione potente, ma armoniosa, di agrumi e spuma di agrumi. Preparare la spuma di agrumi in un sifone. Pestare leggermente le fette di arancia nello shaker e aggiungere il resto degli ingredienti. Shakerare energicamente con abbondante ghiaccio e versare in un bicchiere colmo di ghiaccio.

DRINK: SURFIN' BIRD
BARMAN: Nicholas Pinna, barmanager Hotel Locarno di Roma

INGREDIENTI:
6 cl di whisky blend invecchiato in botte per 6 mesi con i whisky Connemara, Craigellachie e Knob Creek
1,5 gr zucchero muscovado
3 ramoscelli di menta fresca solo parti apicali
Soda q.b.
Ghiaccio tritato

Bicchiere: Julep cup
Garnish: menta e frutti rossi

PREPARAZIONE:
Direttamente nel julep cup alla menta e allo zucchero di canna, si aggiunge un po' di soda per mescolare e sciogliere lo zucchero, quindi si riempe il bicchiere di ghiaccio tritato e, direttamente dalla botte, si versano 6 cl del blend di whisky. Mescolare tutto e decorare. Il Surfin’ bird come la canzone della colonna sonora del kubrickiano Full Metal Jacket è il compagno perfetto per addentrarvi nelle calde notti del giardino dell'Hotel Locarno. Il Mint Julep lo rende leggero quanto basta, il ghiaccio tritato gli dà il giusto tono di freschezza, ma è il blend di whisky, a conferirgli quell’inimitabile, unico carattere. E non potrebbe essere altrimenti: il whiskey utilizzato come base è un blend miscelato e lasciato invecchiare in botte.

DRINK: SUNSET KISS

BARMAN: Simone Mina del Ch 18 87, il Cocktail bar dello storico ristorante Checchino dal 1887 di Roma (bar segnalato dall'app Guida ai Migliori Cocktail bar d'Italia di BlueBlazer)

INGREDIENTI:
4 cl Cognac Hine V.S.O.P.
2 cl Amaro Formidabile
2 cl succo di lime
1,5 cl succo di ananas
1,5 cl succo di mirtilli Bio
1,5 cl sciroppo di mango
0,5 cl Assenzio Versinthe Liquoristerie de Provence

Bicchiere: doppio Old Fashioned
Garnish: shell di lime e fiori

PREPARAZIONE:
Con la tecnica rolling, versare tutti gli ingredienti nella metà più piccola di uno shaker a due pezzi, quindi versare il tutto nella metà più grande, debitamente riempita di ghiaccio e con l’aiuto di un colino far scivolare il liquido tra i due contenitori per circa 4/5 volte. Una volta diluito e raffreddato versare in un bicchiere doppio Old Fashioned colmo di ghiaccio

NOME COCKTAIL: ST. JAMES STREET
BARMAN: Giuseppe Marzovilla del ParlaPiano Buvette di Mola di Bari (BA)

INGREDIENTI
50 ml No.3 London Dry Gin
30 ml succo di pompelmo
15 ml sciroppo di cardamomo
3 dash fiori di arancio
Top 4 cl Sanbitter bianco

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Versare il liquido attraverso un colino in un bicchiere alto contenente ghiaccio. Completare con top di Sanbitter bianco.

NOME COCKTAIL: SLEEPING WITCH

BARMAN: Gennaro Schiano dell'Hilton Sorrento Palace di Sorrento (NA)

INGREDIENTI
30ml Liquore Strega
20ml peach tree
20ml sciroppo alla vaniglia
80ml infuso di camomilla

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Versare il liquido attraverso un colino in un bicchiere alto contenente ghiaccio. Completare con l’infuso di camomilla. 

NOME COCKTAIL: MASCIU DI SCOGLIU
BARMAN: Leandro Serra del The Duke de La Maddalena (OT)

INGREDIENTI
40 ml Jim Beam rye
20 ml liquore al fico d'india Giardini d’Amore
1 passion fruit fresco
1 cl lime
50 ml spremuta d’arancia

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Versare il liquido attraverso un colino in un grande bicchiere ricolmo di ghiaccio tritato. Il drink si basa sul Jim Beam Rye, un bourbon che vuol dire Famiglia, grazie al lancio della campagna #TheFamily, una challenge della durata di un anno 

NOME COCKTAIL: Ghigliottina
BARMAN: Giacomo Giannotti del Paradiso di Barcellona

INGREDIENTI
40 ml Maker's Mark bourbon
30 ml Pedro Ximenez
15 ml Pisco El Gobernador cucinato sotto vuoto con foglie di Kaffir Lime
25 ml succo di limone
10 ml sciroppo di vaniglia
10 ml sciroppo di uva
25 ml Sancha Green tea
25 ml hibiscus tea
50 ml pure di cocomero
6 dash Peychouds bitter
60 ml latte intero
Absenta spray nel bicchiere

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in un mixing glass colmo di ghiaccio. Miscelare vigorosamente. Versare il liquido attraverso un colino in due bicchieri Old Fashioned senza ghiaccio.

NOME COCKTAIL: ESSENCE
BARMAN: Michele Salerno del Kajiki di Messina

INGREDIENTI:
40 ml rum Don Papa
20 ml whisky Nikka Single Barrel
20 ml nettare passion fruit
20 ml liquore al limone Giardini d’amore
Gocce di bitter al caramello salato
Gocce di albume
Essenza d’arancia

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Versare il liquido attraverso un colino in un bicchiere basso contenente ghiaccio. Ingrediente-base del drink è Don Papa, il rum prodotto nell'isola filippina di Negros Occidentale, un luogo dove la canna da zucchero cresce senza confini e la natura selvaggia è la casa degli spiriti. Un rum dal bouquet unico, che sprigiona note di vaniglia, miele e frutta candita

NOME COCKTAIL: CHERRY BOMB
BARMAN: la crew del Jerry Thomas Speakeasy di Roma

INGREDIENTI:
4 cl Bitter Del Professore
15 cl cherry soda 3Cents

Garnish: Lemon Zest

PREPARAZIONE:
Riempire un bicchiere con del ghiaccio fino al bordo, aggiungere i due ingredienti e il limone e mescolare con un bar spoon. Il caldo in città? C’è qualcosa di peggio? Crediamo proprio di no. Con questo drink molto semplice e che incarna alla perfezione il concetto di Aperitivo all’italiana abbiamo voluto proporvi un rimedio all’afa e alla sete. Fresco e leggero, il Cherry Bomb è un drink estremamente facile da preparare e riprodurre

NOME COCKTAIL: APERITIVO&TONIC
BARMAN: la crew del Jerry Thomas Speakeasy di Roma

INGREDIENTI:
5 cl Aperitivo del Professore
15 cl Tonic Water London Essence

Garnish: Lemon Zest

PREPARAZIONE:
Riempire un bicchiere con del ghiaccio fino al bordo, aggiungere i due ingredienti e il limone e mescolare con un bar spoon. Un aperitivo fresco e semplice, per sconfiggere l'afa che ci attanaglia. E se non vi basta, sfogliate il libro Twist on classic (Giunti editore, 29 euro, 226 pagine), che raccoglie le migliori ricette del Jerry Thomas Project di Roma, il primo speakeasy italiano, il bar nascosto che necessita di parola d'ordine per entrare. Con la prefazione di un cliente affezionato quale l'attore Jude Law.

 

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'Quelle tre' compiono trent'anni e si rimettono in gioco. Chiude il 17 luglio l'atelier fiorentino, in via Santo Spirito, di Cecilia, Luciana e Cristiana Scardigli, tre sorelle figlie d'arte che dopo aver lavorato assieme per 30 anni disegnando e realizzando abiti mai convenzionali hanno deciso di mettere la loro creatività al servizio di altro, pronte a fare nuove esperienze, anche individualmente, all'insegna sempre della passione e del divertimento.
    Un'avventura raccontata anche in un volume, 'Quelle tre - 25 anni di non-moda', realizzato appunto per festeggiare i 25 anni dell'atelier e il 'modo' delle tre sorelle di creare abiti colorati e dal taglio lineare, essenziali ma tutt'altro che semplici, rigorosi nelle forme geometriche ma morbidi, dai tessuti pregiati e di fattura sartoriale, fuori dal tempo ma proprio per questo attualissimi. Il tutto accompagnato nel libro da decine di testimonianze delle clienti più affezionate.
    Nel 1989 il debutto. Cecilia, Luciana e Cristiana decidono di proseguire una tradizione di famiglia nella sartoria e nella moda, all'insegna della creatività e dell'anticonformismo ma tenendo sempre a mente le parole di papa' Luciano - "Eleganza, misura e buongusto" -, e aprono il loro 'armadio' al pubblico in un piccolissimo negozio di via de' Pucci. Lo battezzano col nome di 'Quelle tre' e non passa inosservato. Succede così che negli anni '90 approdano anche in America, a Los Angeles, con un piccolo corner shop e vestono pure Kim Basinger, sfilano a Parigi e poi a Milano, partecipano a Pitti, vengono in contatto con la grande produzione, non solo italiana. Ma poi, proprio per non 'snaturare' il loro estro, 'Quelle tre' preferiscono 'ritirarsi' nel negozio-bottega di Firenze che nel 2006 cambia indirizzo e approda in via Santo Spirito dove è rimasto fino a oggi. 

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Dai costumi ai materassini tutto quello che fa ESTATE 2019

Speciale ANSA Lifestyle sulle tendenze tempo libero e moda

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Chiudi aperitivo in spiaggia al tramonto, un must dell'estate foto iStock. (ANSA) aperitivo in spiaggia al tramonto, un must dell'estate foto iStock.

Estate 2019 tutto quello che va di moda in questo speciale #ANSALifestyle

- i costumi donna interi sgambati anni '90 e double face, oppure a tema da scegliere secondo il mood botanico o astratto

- i costumi uomo a pantaloncino, magari sfumati tye-dye se non si opta per il classico tinta unita (colore dell'anno il bianco)

- le tendenze da New York vedono i capelli raccolti con treccione lucide o il messy bun, le stampe patchwork floreali, le unghie a mandorla

- l'onnipresente fluo dagli abiti agli accessori

- il cerchietto nei capelli, accessorio must have

- per la musica la sfida tra i 'tormentoni dell'estate' è tutta italiana: qui una panoramica con video e canzoni

- anche i materassini seguono la moda: ci sono persino a forma di bara rosa, ma i più divertenti sono con le immagini della pizza napoletana, ma ci sono anche con il motore e in versione lusso 

 - Se il caldo estivo ci fa impazzire, ecco come batterlo a tavola con 10 consigli contro la stanchezza

- le creme solari stanno cambiando, finalmente orientate a proteggere non solo la nostra pelle ma anche l'inquinamento marino

- andando in spiaggia ecco le 5 regole di galateophone

- nell'estate 2019 debutta il primo gelato funzionale, vale a dire che è buono e fa pure bene nel senso che è nutrimento, anzi superfood. Lo ha inventato Grezzo Raw, un laboratorio di cioccolato e pasticceria vegana che da Monti a Roma ha ora aperto anche a Milano e Torino

- mete gastrononiche: ecco 10 destinazioni top (con indicazioni dei ristoranti e piatti tipici) da Gallipoli a Sorrento

- 10 cocktail estivi d'autore creati per noi e con le ricette per provare a rifarli

- Se le nostre vacanze sono all'estero, magari fuori dall'Unione Europea, ecco sei consigli utili 

 

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Bere analcolico, dopo la mixology la tendenza arriva anche tra le craft beer

Dalle celebrity ai locali alla moda sempre più seguaci per l'alcohol free

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Chiudi In compagnia si beve anche alcohol free (ANSA) In compagnia si beve anche alcohol free

Alcohol free, il bere analcolico si fa largo quest'estate tra mojito e sex on the beach. Dalle star di Hollywood ai locali internazionali più alla moda, bere senza alchol trova sempre più seguaci. Complice la crescente attenzione dei Millennials al benessere fisico, unita alla voglia di restare in forma senza privarsi di uscite e aperitivi in compagnia, sempre più bar e locali estivi fanno a gara per proporre ai propri clienti dissetanti drink analcolici. Non solo la mixology, anche il mondo delle craft beer sta mettendo in atto questa “no alcohol revolution".
Una tendenza, quella verso un consumo di prodotti dal basso livello alcolico, che proviene dall’America: come riportano le cronache mondane del L.A. Times, durante i party esclusivi nelle ville californiane di Jennifer Aniston, di Jessica Simpson o di Eva Longoria “vengono indette vere e proprie gare tra gli ospiti per creare nuovi drink rigorosamente no alcool”. La cantante e ballerina Jennifer Lopez in un’intervista a Glamour ammette “non bevo alcool perché rovina la pelle”. O ancora, il dj internazionale Calvin Harris ha rivelato in una recente intervista alla BBC che, nonostante la sua professione lo porti a frequentare molte feste mondane, ha scelto di non consumare più alcolici per la propria salute. L’attore Ben Affleck, invece, ha deciso di chiudere definitivamente con l’alcool e lo ha dichiarato apertamente sulla propria pagina Facebook, affermando di averlo fatto per “diventare un padre migliore”. Una tendenza confermata anche dai dati di mercato: secondo quanto riportato sul Reliable Magazine, circa il 30% delle persone di età pari o superiore a 18 anni negli Stati Uniti non ha bevuto alcolici nell'ultimo anno.
Dagli Stati Uniti all’Europa, si tratta di una tendenza che accomuna le grandi star di Hollywood ai consumatori di tutto il mondo all’insegna del wellness; complice la voglia di seguire uno stile di vita più salutare, sempre più persone sono alla ricerca di birre analcoliche o dal bassissimo contenuto alcolico. Ad esempio nel Regno Unito negli ultimi due anni il mercato delle birre con poco o senza alcool è cresciuto quasi del 400%. In Germania, invece, secondo quanto riportato sul The Guardian, la recente crescita delle popolarità delle birre analcoliche ha portato la maggior parte dei bar tedeschi ad inserire all’interno della propria drinklist almeno un tipo di birra “alcohol free”.
Esiste un vero e proprio movimento globale legato al minor consumo di bevande zuccherate gassate e la necessità di bere qualcosa di rinfrescante ma al tempo stesso non alcolico. Secondo una ricerca pubblicata su Pioneer Reporter, specializzata nell’analisi degli ultimi trend legati al consumo, il mercato globale della birra analcolica vedrà il primato del Nord America almeno fino al 2023 rispetto a Europa, Asia e resto del mondo. Tuttavia, in questo intervallo di tempo, a trainare questo mercato, anche al di fuori dei confini nordamericani, sarà la maggiore attenzione da parte del segmento giovanile e l’aumento della consapevolezza dei benefici legati al bere analcolico da parte dei consumatori.

In questa tendenza vanno brand, come la Brooklyn Brewery che inseriscono in produzione birre analcoliche come la Special Effects, una lager ambrata e spiccatamente luppolata, prodotta grazie a un’innovativa tecnica di fermentazione che consente di limitare la quantità di alcool mantenendo il sapore di una classica birra newyorkese.
I locali di tendenza non possono, dunque, fare a meno di soddisfare una clientela sempre più esigente in ambito di riduzione delle calorie, senza rinunciare alla qualità e all’originalità. Lo dimostrano i dati emersi a fine 2018 nel corso della Diageo Reserve World Class, l’annuale gara di bartending internazionale: le varianti analcoliche sono particolarmente apprezzate dai giovani consumatori. Il 46% di coloro che hanno meno di 35 anni ordinano bevande analcoliche, mentre tra gli over 35 la percentuale scende al 16%. L’“Alcohol free” è protagonista all’interno dei principali locali internazionali come il Redemption Bar di Londra, diventato simbolo, come ha spiegato il The Guardian, “del bere socialmente consapevole non solo di giorno, ma anche nel cuore della notte”. O il The Other Side di Chicago, locale che, come riporta Huffington Post, “ha scelto di puntare su uno stile di vita sobrio, offrendo un ambiente sano ai propri clienti”. Anche il The Brink di Liverpool, e l’Elysee Montparnasse di Parigi, offrono alla loro clientela drink analcolici che attirano ogni giorno un folto numero di clienti nelle varie fasce orarie, dall’aperitivo fino al dopo cena.

 

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Luna 50 anni fa, pressing Usa sull'impronta di Armstrong patrimonio umanità

'Serve convenzione a tutela cimeli rimasti sul satellite'

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Chiudi Neil Armstrong. NASA Apollo 11. Buzz Aldrin Walking on the Surface of the Moon near a Leg of the Lunar Module, 1969, printed later. (ANSA) Neil Armstrong. NASA Apollo 11. Buzz Aldrin Walking on the Surface of the Moon near a Leg of the Lunar Module, 1969, printed later.

L'impronta del Moonboot di Neil Armstrong patrimonio dell'umanità? E così la bandiera a stelle e strisce piantata sulla Luna dall'equipaggio dell'Apollo 11 il 20 luglio di 50 anni fa? L'anniversario dello sbarco rilancia il pressing per una forma di protezione internazionale della legacy lasciata dagli astronauti della Nasa sul satellite della Terra.
    "C'è molta attenzione da parte dell'amministrazione Usa e se ne continuerà a parlare per parecchio", dicono all'ANSA fonti diplomatiche a conoscenza del problema. Armstrong e Aldrin lasciarono sulla luna un centinaio di oggetti tra cui una porzione del modulo lunare. Cimeli che sono ancora lì, in un sito ribattezzato Tranquillity Base, circondati dalle impronte che segnarono i primi passi dell'umanità in un mondo diverso dalla Terra. "Ma non c'è nulla che li protegga, nulla che proibisca di guidare sopra le impronte di Armstrong", nota Steve Mirmina, specialista in diritto spaziale alla Georgetown University: "Non una legge americana, non una convenzione internazionale che stabilisca vincoli di tutela".
    Sulla Luna, a differenza della Terra dove leggi nazionali e convenzioni internazionali proteggono il patrimonio storico, artistico e culturale, vige la regola del Trattato Onu sullo spazio interplanetario del 1967 secondo cui i corpi celesti "devono essere liberi per l'esplorazione e l'uso da parte di tutti". In altre parole, sintetizza il New York Times affrontando il tema, chiunque capace di allunare su Tranquillity Base potrebbe impunemente alterare un patrimonio inalienabile dell'umanità analogo ai siti archeologici sulla terra. "Quegli oggetti sono la testimonianza della storia della presenza umana sulla Luna", ha detto Michelle Hanlon, avvocatessa spaziale e co-fondatrice della non profit For All Moonkind che sta lavorando a una cornice internazionale per la tutela dei siti lunari. Non sono preoccupazioni astratte alla luce della tendenza alle bravate di alcuni protagonisti della nuova corsa allo spazio (Elon Musk, il fondatore di SpaceX ha recentemente lanciato una Tesla nello spazio), mentre la gara tra privati e governi per tornare sulla Luna rischia di costituire una minaccia in un ambiente non regolamentato. Cosa fare dunque dei sei siti delle missioni Apollo, o del luogo dell'allunaggio nel 1959 del Luna 2 sovietico o ancora quello dove in gennaio la sonda Chang'e-4 si è posata per la prima volta sul lato del satellite nascosto dalla Terra? La sfida per la diplomazia spaziale è aperta. E c'è chi, tra gli addetti ai lavori, ipotizza su questa questione un interesse Usa a trovare terreno comune con la Cina. 
   

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Alla scoperta di Ibiza hippy, 50 anni dopo

Mercatini e stile, 'reduci' di quegli anni e nuove famiglie, nonostante il turismo di massa

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Chiudi Ibiza hippy: nel mercato di Las Dalias a Sant Carles de Peralta. Un 'photocall' d'epoca per i turisti che vogliono tornare indietro nel tempo (ANSA) Ibiza hippy: nel mercato di Las Dalias a Sant Carles de Peralta. Un 'photocall' d'epoca per i turisti che vogliono tornare indietro nel tempo

15-17 agosto 1969 la tre giorni di "music, peace and love" a Woodstock e 50 anni fa anche le prime comunità di hippy nelle isole spagnole di Ibiza e Formentera. Moltissimi erano giovani nord americani che non volevano la partecipazione alla guerra in Vietnam. Uno di loro, Robert Lewis Baldon, "Bob", nato in Colorado nel 1920, morto a Formentera nel 1997 ha lasciato un'eredità particolare, la International Library, una biblioteca da lui fondata dedicata alla "controcultura" e aperta ancora oggi. I primi nuclei di  'peluts' , pelosi, come li chiamano qui, provenienti anche dalla Gran Bretagna, dalla Germania oltre che dall'America, si stabilirono a Ibiza, mentre moltissimi altri personaggi celebri del movimento giovanile di quegli anni ci passarono dei lunghi periodi. Parliamo di Bob Dylan, King Crimson, Pink Floyd, Kevin Ayers. Leggenda vuole, e anche i manifesti dell'epoca lo ricordano, che Bob Marley si sia esibito in notti magiche davanti alla comunità hippie di Las Dalias, un luogo molto particolare al centro dell'isola, nei pressi di Sant Carles de Peralta. Inizialmente Las Dalias era poco più di un bar in una zona rurale, ma il suo proprietario, Juan Marì, era un imprenditore di fiuto e già nel 1954 aveva fatto di quel luogo 'in mezzo al deserto' un centro aggregativo, di musica e ristorante. Negli anni '60 divenne un palcoscenico e sono decine le esibizioni, le date zero diremmo oggi, di artisti come Brian May (Queen), Ron Wood (Rolling Stones), Jimmy Page (Led Zeppellin).  È così che il giardino di Las Dalias iniziò ad ospitare ogni mercoledì  "jamsession", concerti improvvisati in cui musicisti di fama mondiale si esibivano, mentre a Es Canar, Punta Arabi, a nord di Sant'Eularia si installava il primo mercatino in cui gli hippie vendevano i loro manufatti.

Cosa sopravvive oggi qui di quegli anni della "controcultura" ? Bisogna innanzitutto fare i conti con il turismo che ha fatto di Ibiza e di Formentera due tra le mete top delle vacanze europee e non solo. Molti 'reduci' di quegli anni ci sono ancora: capelli lunghi, vestiti all'indiana, sono diventati parte dell'isola e del turismo dell'isola. Ma quello stile di vita attira anche nuove persone che decidono di stabilirsi qui.

I loro mercatini - a Las Dalias, a Punta Arabi, a Cala Longa , a Puerto de San Miquel, sono affollatissimi: lavorazione del cuoio, oggetti d'arte, dipinti su tessuti, bigiotteria, abiti esposti richiamano tante persone e in tempi di globalizzazione e oggetti tutti uguali fa un certo effetto parlare con chi materialmente li realizza. Maria è una giovane spagnola che crea abiti in cotone su cui ricama le decorazioni: "tutta la mia famiglia è impegnata in queste creazioni, chi fa le borse, chi le espadrillas, chi decora le camicie, chi cuce. Quest'anno - ci racconta - sono 20 anni che ci siamo trasferiti qui a Ibiza e viviamo così". Poco più accanto una signora olandese: "ho cambiato vita da qualche anno, ho lasciato tutto e mi sono stabilita a Ibiza, un paradiso. Le mie creazioni sono tye dye, la scoloritura tipica degli abiti degli anni '70, lo so che è di gran moda quest'anno ma io uso questa tecnica da sempre. Il mio 'marchio'? "P.S. made in '68".

Lo stile è unico: il made in Ibiza si riconosce al di là delle mode con le scoloriture dei tessuti, il bianco dei cotoni indiani, le decorazioni ipercolorate, le linee fluide di abiti e pantaloni, l'Adlib (ad libitum, a piacere) diametralmente opposto da leopardato, tacchi alti e minigonne in voga per l'altra Ibiza, quelle delle discoteche più famose d'Europa come il Pacha, l'Amnesia, Hi, Ushuaia. Uno stile che ha radici storiche: nel 1971 la principessa jugoslava Smilja Mihailovitch coniò il termine Adlib per definire una moda con influenze hippy e folk, "vestiti come vuoi ma vestiti con gusto" era il suo motto: oggi è un 'marchio' riconoscibile da tessuti naturali, capi comodi, volumi leggeri. Il tanto trendy Coachella non è che una la faccia americana dello stesso stile.

Poi certo nei mercatini si strizza anche l'occhio al turista con un 'photocall' back to Seventy: via bermuda e maglietta ci si infila parrucca con capelli lunghi, occhialini tondi, zoccoli e gonnelloni per una foto ricordo degna di Las Vegas.

Nella città vecchia di Ibiza, patrimonio mondiale Unesco, tra vicoli stretti in cui si infila il cielo azzurrissimo e la calce bianca delle case è abbacinante, l'incontro con due 'reduci' è emozionante: una foto in bianco e nero, datata 1976, ritrare Isabel Delgado e Jesús García, bellissimi e innamorati. Sono due artisti, conosciuti come  Trorijano y Traspas e sono ancora lì nelle loro due botteghe una accanto all'altra a vendere ricordini ai turisti e loro creazioni. "Questo posto a metà anni '70 ci è entrato nel cuore, siamo di Madrid, nel '76 abbiamo deciso di trasferirci qui e non ce ne siamo più andati. Dipingiamo, scriviamo, organizziamo mostre. Abbiamo fatto tre figli e abbiamo due nipoti", racconta lei che non ha affatto rinunciato all'estetica hyppie, così come il compagno che ha perso un po' i capelli ma non l'aria bohémien.

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A Torino scuola videogiochi, 700 studenti

Event Horizon School ha 5 sedi. "85% diplomati lavora in 6 mesi"

Lifestyle Teen
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Si sta formando a Torino, intorno alla Event Horizon School, il più radicato indotto di formazione, sviluppo e produzioni di videogiochi, collegato con le grandi scuole e con gli studios di tutto il mondo, grazie alla collaborazione di Sony. La scuola, nata a Torino nel 2013 e oggi con altre 5 sedi italiane (Milano, Padova, Firenze, Jesi e Pescara), ha aperto in questi giorni le iscrizioni al prossimo anno accademico, che inizia a novembre ed è rivolto a giovani sopra i 16 anni di ogni ordine scolastico, anche in chiave post universitaria. "L'85% dei nostri diplomati trova lavoro in sei mesi - spiegano la direttrice Eleonora Ranzani e il responsabile dipartimento Game Valerio Di Donato - grazie all'alta specializzazione che offriamo. Una delle nostre caratteristiche e fare incontrare gli studenti con produttori provenienti da tutto il mondo come capiterà a Torino il 23 e 24 luglio con il Publishers Day. Event Horizon School è passata in 6 anni da 10 studenti a 700 e sta cercando nuove sedi. (ANSA).
   

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La Sirenetta è nera, polemiche in Usa per la scelta di Halle Bailey per il remake

Contro l'attrice persino una petizione. Disney la difende

Lifestyle People
Chiudi Halle Bailey e Ariel, la sirenetta Disney (ANSA) Halle Bailey e Ariel, la sirenetta Disney

In altri tempi la scelta di Halle Bailey per la parte della romantica Ariel nel remake live-action del cartone del 1989 "Little Mermaid" sarebbe stata salutata come una giusta "prima volta": nel magico regno di Disney non era mai successo che il ruolo di una principessa bianca dei cartoon andasse a star di colore in carne e ossa. E invece stavolta e' scoppiata una valanga di polemiche: al suono di hashtag come #NotMyAriel e #NotMyMermaid, la rete e' esplosa in proteste con relativa replica della casa di Topolino.
    "Non e' come quella del cartone": vale a dire bianca, con gli occhi azzurri e i capelli rosso fiamma. Lo tsunami di polemiche significativo di un clima e di come possa essere polarizzante il tentativo di diversificare icone culturali, non e' il primo negli ultimi tempi. Tre anni fa l'attrice comica Leslie Jones era stata bombardata di attacchi razzisti dopo il remake di "Ghostbuster" con un cast al femminile, mentre Kelly Marie Tran, la prima asiatica americana in un Guerre Stellari, aveva dovuto cancellare i post su Instagram dopo una campagna di bullismo seguita all'uscita di "L'Ultimo Jedi". Nel caso di Ariel, una petizione che chiede "giustizia per la Sirenetta e i nostri ricordi di infanzia" ha raccolto in una settimana migliaia di firme mentre le proteste arrivavano a livelli di assurdo: "Impossibile una sirenetta nera: sott'acqua non arriva la luce, non puoi sviluppare melanina".
    A difesa di Halle nella parte della romantica eroina creata da Hans Christian Andersen si sono mosse celebrità come Mariah Carey, Halle Berry e Alyssa Milano (che aveva ispirato il volto della prima Sirenetta). La decisione di darle la parte "e' stato il frutto di una lunga ricerca", ha detto Rob Marshall, il regista del film in cui reciteranno anche Melissa McCarthy, Awkwafina e Jacob Tremblay.
    In attesa di un commento ufficiale, la Disney ha affidato alla sua piattaforma Freeform la prima reazione alla surreale polemica. "Sì, l'autore originale della Sirenetta era danese.
    Ariel è una sirena, vive in un regno sottomarino in acque internazionali e può nuotare dove vuole. Ma per rimanere in tema, diciamo pure che Ariel è danese", si legge in una lettera aperta alle "anime povere e sfortunate" contrarie alla Sirenetta nera: "Le sirene danesi possono essere nere perché il popolo danese può essere nero. Ma, spoiler alert, il personaggio di Ariel è un'opera di fiction. Se non riesci a superare l'idea che scegliere l'incredibile Halle Bailey sia stato il risultato di un'ottima intuizione di casting perché pensi che lei 'non è come quella del cartone'...mio caro, ho una certa notizia per te... su di te".
   

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