Design & Giardino

Il boom del food delivery cambia anche gli spazi domestici, per il pouf è grande ritorno di moda

Pasti casual, sfida sul packaging, serve compostabile, essenziale. Dalle alghe ai piselli può essere commestibile

Alba by Westwing Collection © Ansa
  • di Alessandra Magliaro
  • 17 luglio 2022
  • 16:07

Ordinare a domicilio, guardare una serie tv e ritrovarsi a mangiare sul divano è un’abitudine sempre più comune a molti, che cambia anche le regole ed il rapporto tra la casa e i classici luoghi preposti al cibo. Tavola e sedie si, ma sempre più anche altri elementi come il divano, la poltrona, il tappeto o il letto diventano protagonisti di pranzi e cene. Il food delivery è diventato parte integrante delle abitudini di consumo, al punto tale da far evolvere anche i rapporti con gli spazi della casa. E se con l’affermarsi dei servizi di food delivery mutano non solo le abitudini di consumo ma anche i rituali messi in atto ed il rapporto con gli spazi domestici, si può prevedere che evolveranno anche gli elementi stessi di arredo.
In che modo questo accadrà? “La moda si è recentemente confrontata con marchi di arredamento e logistica e la scuola lo fa ora con il food delivery” dichiara Danilo Venturi, Direttore IED Firenze. “Dietro l’apparente superficialità di un pasto casual si nascondono cambiamenti profondi che coinvolgono il modo in cui viviamo i nostri spazi e i nostri momenti privati. Se capiamo questi fenomeni impariamo anche a progettare la casa del futuro. Spesso infatti accade che la tradizionale tavola non sia più l’unico luogo adibito a pranzi e cene. Secondo una ricerca SWG per Deliveroo al tavolo da pranzo, che raccoglie ancora il 70% delle risposte come luogo ideale per consumare cibo, si affiancano altri spazi domestici in grado di offrire maggiore comodità e convivialità come il divano (24% delle risposte), il letto (10%) e la poltrona (9%), apprezzati in modo particolare dai più giovani. Ad esempio gli studenti Ied, del corso di laurea  in Interior and Furniture Design e ​ Comunicazione Pubblicitaria , hanno partecipato al progetto  “The new dining table is not a table”, per reinterpretare elementi di arredo domestici secondo le nuove esigenze e i nuovi riti creati dal food delivery. Sulla base di competenze, creatività ed esperienza personale, hanno sviluppato idee per ripensare elementi di arredo tipici delle nostre case in funzione del consumo a domicilio. Il concept work vincitore è “IT IT”, un nome originale per l’espressione inglese “heat eat” (mangiare caldo): uno speciale pouf termico in grado di essere sia una comoda seduta da salotto che un pratico contenitore isolante in grado mantenere al caldo l’ordine. Molto apprezzato anche il secondo project work, Deloop. Un modulo di arredo multifunzionale e trasformabile, ispirato all’iconico zaino dei rider , un oggetto che, adattandosi e intrecciandosi in molteplici modi, dà vita a funzionalità e possibilità di arredo infinite. Al di là dei due progetti si sta assistendo ad una grande rimonta negli spazi living del pouf, un oggetto ibrido e versatile, utile come base d'appoggio, come pure c'è un recupero dei tavolini bassi da salotto che credevamo dimenticati in altre epoche. Il pouf  della nostra memoria è il sacco poltrona, in cui sprofondava goffamente Fantozzi, nel film: ‘Fracchia la belva umana’ , creato nel 1968 da Piero Gatti e prodotto da Zanotta. L'invenzione in sè è antica: elemento nomade degli accampamenti Berberi, con il tempo è diventato più rigido, quasi un tavolino e molto spesso custode di segreti con l'interno contenitore, ma fa parte della sua evoluzione, di oggetto funzionale. 
Si inserisce in questa tendenza di vivere il food delivery anche il progetto di Ultimo Tocco un'azienda lombarda che realizza piatti pronti in consegna ma da assemblare in casa seguendo istruzioni precise e avendo a disposizione strumenti comuni, padelle, microonde, forno, mettendo insieme i vari ingredienti e personalizzandoli sui piatti si partecipa in un certo senso alla cucina, come uno chef I dati del delivery in Italia e nel mondo, negli ultimi anni, ci hanno raccontato di una crescita eccezionale. Complici i lockdown e le restrizioni, il consumo di pasti consegnati è cresciuto esponenzialmente e con esso anche le stoviglie monouso, il polistirolo e la plastica in generale. Su questo punto l’Ue ha bandito, nel 2021, la produzione di posate e piatti monouso, ma la strada verso l’eliminazione totale di questi oggetti è ancora molto lunga. Diverse aziende hanno e stanno sperimentando nuovi materiali totalmente compatibili con il benessere ambientale. Molte sono le start up che stanno scommettendo su nuove tecnologie che hanno l’obiettivo di sviluppare packaging non solo riciclabili o riutilizzabili, ma addirittura compostabili. La nuova sfida che potrebbe portare ad una svolta epocale è quella di produrre packaging commestibili. le alghe: una giovane azienda londinese ha creato e lanciato un prodotto alternativo alla plastica che si può addirittura mangiare. Questi involucri, se buttati, impiegano poco più di due settimane per decomporsi. Sempre con alghe provenienti da allevamenti sostenibili, un’azienda americana ha prodotto cannucce da drink completamente compostabili; altro esempio, riporta Fine Dining Lovers, sono i biopolimeri: è tutta italiana la ricerca che produce questo gel spray edibile ricavato da materia prima di recupero. A cosa serve? Spruzzato sugli alimenti freschi ne rallenta l’ossidazione ed è così possibile conservarli molto più a lungo; e poi le proteine dei piselli: ci sono voluti 15 anni di ricerca di un’azienda inglese per ottenere dalle proteine dei piselli un involucro che protegge gli alimenti esattamente come la plastica, ma che è completamente commestibile. Sono stati realizzati incarti per dadi da brodo che vengono direttamente immersi nell’acqua senza bisogno di essere scartati.
Assistiamo a cambiamenti di stili di vita, nei modi di mangiare come stiamo vedendo e imparare a capire l’impatto che i packaging possono avere sull’ambiente è decisivo. Produrre packaging in materiale completamente riciclabile, ad impatto il più possibile vicino allo zero è una sfida per le aziende dovuta alla nuova sensibilità globale che tutti noi cittadini stiamo sviluppando sempre di più. Quanto sono insopportabili quegli incarti complicati, quasi a matrioska, del food delivery ma anche dei supermercati, utilizzati anche per contenere un cibo semplice? D'accordo la sicurezza alimentare ma l'impatto ambientale di questi involucri ingombranti è alto. Usare piatti pronti da supermercato o mangiare con il food delivery ha una sfida ambientale da sostenere, e da vincere.

  • di Alessandra Magliaro
  • 17 luglio 2022
  • 16:07

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