"Mafie e Covid: fatti l'uno per l'altro"

Rapporto di Libera e Lavialibera, La tempesta perfetta

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 02 DIC - Impennata del numero di interdittive antimafia che nei primi nove mesi dell'anno viaggia alla media di sei al giorno, 23 prime attività pre investigative collegati alla criminalità organizzata con il coinvolgimento di 26 Direzioni Distrettuali competenti e 128 soggetti attenzionati, l'incremento dei fenomeni di usura, in crescita del 6,5 per cento, rischio liquidità per circa 100mila imprese società di capitali e allarme per i cybercrimes in aumento rispetto allo scorso anno. Mafie e Covid: fatti l'uno per l'altro. È quanto risulta dal rapporto "La tempesta perfetta. Le mani della criminalità organizzata sulla pandemia curato da Libera e da Lavialibera nel quale convergono dati e analisi desunti dal grande lavoro compiuto da Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e dalle relazioni istituzionali della Direzione Investigativa Antimafia, della Procura Nazionale e degli studi e rapporti sul riciclaggio della Banca d'Italia.
    L'emergenza in atto, inaspettata e di enormi proporzioni, potrebbe determinare una crescita esponenziale dei profitti derivanti dal malaffare. E se la rapida diffusione del Coronavirus in Italia ha colto tutti impreparati, ciò non succede per le grandi organizzazioni criminali che sono in grado di farvi fronte più agevolmente perché nel loro tessuto connettivo è insita la capacità di rapido adattamento ai mutamenti economici e sociali. Le mafie hanno infatti un enorme vantaggio rispetto allo Stato: la rapidità di pensiero e di esecuzione. Ovviamente sfruttando il vantaggio di non avere regole, se non quelle interne al clan.
    I mafiosi e i corrotti, dopo aver osservato la scena della tragedia, ora sono in agguato o già operanti, come si evidenzia dall'incremento di alcuni reati spia. Si registra un'impennata, con un andamento disomogeneo a livello territoriale, del numero di interdittive antimafia emesse dalle prefetture nei confronti di aziende controllate o condizionate dalle organizzazioni criminali. Nei primi nove mesi dell'anno si viaggia alla media di sei interdittive al giorno. Il ministero dell'Interno ne registra 1.637 (nello stesso periodo del 2019 erano state 1540) con un incremento del 6,3 per cento. Gli aumenti maggiori si registrano in Campania che passa dalle 142 interdittive del 2019 alle 268 del 2020 (+229 per cento) segue Emilia Romagna con + 89 per cento. Da segnalare le nuove entrate della Sardegna che passa da zero interdittive del 2019 alle otto del 2020, le Marche da zero del 2019 alle dieci del 2020, Trentino Alto Adige da zero a due interdittive. Significativo il dato del Molise che passa dalle sei interdittive del 2019 alle 28 del 2020(+366 per cento) e della Toscana con 26 interdittive nel 2020 erano dieci nel 2019( +160 per cento).
    In seguito agli approfondimenti delle specifiche segnalazioni riguardanti le anomale operatività bancarie così come trasmesse dall'U.I.F nel periodo aprile-settembre 2020, hanno generato 23 atti d'impulso di indirizzo pre-investigativo collegati alla criminalità organizzata, che vede il coinvolgimento di 26 Direzioni Distrettuali competenti e 128 soggetti attenzionati.
    Nel 2019 erano stati 18 gli atti d'impulso di indirizzo pre-investigativo e 62 i soggetti attenzionati. Come si legge nella Relazione annuale della Dna, nel dettaglio il 31 per cento degli atti di impulso riguardano contesti riferibili alla camorra da comprendersi anche clan federati nel cartello dei casalesi, seguiti con il 19 per cento dalla 'ndrangheta e, in percentuale minore, 8 per cento da Cosa Nostra siciliana. Ben il 38 per cento riguarda le altre organizzazioni criminali con particolare riferimento ai Casamonica e Fasciani. Sette attività pre-investigative riguardano la DDA di Roma, segue con 3 attività pre-investigative la DDA di Napoli e di Ancona.
    "Mafie e Covid: fatti l'uno per l'altro. È quanto risulta da questo rapporto, una fotografia inquietante del grado dell'infezione mafiosa ai tempi del Covid. Fotografia- commenta Luigi Ciotti, presidente di Libera- che si è potuta sviluppare grazie alla "camera" non oscura ma chiara, trasparente, luminosa della condivisione e della corresponsabilità. Vale a dire il "noi". Come Libera ripete nel suo piccolo da venticinque anni: solo insieme ci possiamo salvare".
    Nel rapporto viene presentato uno studio dei ricercatori della Banca d'Italia che hanno analizzato l'impatto dello shock generato dall'epidemia di Covid-19 sul fabbisogno di liquidità, la patrimonializzazione, la redditività e la struttura finanziaria di circa 730.000 società di capitali italiane. I dati si riferiscono per le sole società di capitali, che costituiscono un sottoinsieme altamente rappresentativo delle imprese attive in Italia (80 per cento del valore aggiunto e 87 per cento del fatturato complessivi). In assenza delle misure di sostegno, la riduzione dei fatturati generati dall'emergenza Covid-19, avrebbe determinato un fabbisogno di liquidità di circa 48 mld di euro per 142.000 imprese (19 per cento del campione totale). Le misure di sostegno previste dal Governo hanno permesso a 42.000 delle 142.000 imprese di fronteggiare le loro esigenze di liquidità. Il fabbisogno di liquidità delle rimanenti 100.000 imprese ammonterebbe però a circa 33 mld di euro. Centomila imprese, un numero cifra che preoccupa e che pone tanti interrogativi. Quante di queste imprese ritorneranno sul mercato salvate da una liquidità "sporca" che necessita di essere riciclata? Una domanda per ora senza risposta. Da valutare con cautela, infine, l'incremento dei fenomeni di usura, in crescita nei del 6,5 per cento passando da 92 a 98 episodi denunciati nei primi sei mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2019 . Allarme per i cybercrimes: prendono di mira importanti aziende italiane, e dietro ci sono organizzazioni criminali sia italiane sia straniere. L'allarme viene confermato dalla forte crescita delle segnalazioni della Polizia postale: dal 1 gennaio al 29 ottobre 2020 sono stati rilevati 476 attacchi informatici contro i 105 del 2019. Non cambia la situazione a livello europeo. Non possiamo abbassare la guardia: è alto il rischio delle organizzazioni criminali di mettere le mani sui fondi europei per la ripresa economica, quasi 209 miliardi di euro spettanti all'Italia del Recovery Fund, circa il 28% dei 750 miliardi di euro previsti dal Consiglio Europeo per gli Stati Membri. (ANSA).
   

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