Giornata Memoria: 'studenti contro l'odio'

Azzolina ad Auschwitz con 100 ragazzi, 'ho fiducia in loro'

Redazione ANSA AUSCHWITZ

(di Melania Di Giacomo) (ANSA) - AUSCHWITZ-BIRKENAU, 14 GEN - L'ingresso di Auschwitz quest'anno è un enorme cantiere per le celebrazioni dei 75 anni dalla liberazione. Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell'Armata Rossa superarono il cancello del campo di sterminio nazista. Quel giorno mise fine ufficialmente all'orrore più grande della storia. Dai tre complessi sono passate non meno di un milione e trecentomila persone, di cui un milione e centomila ebrei, oltre 200mila erano bambini. "È importante essere qui con gli studenti, che saranno testimoni di quello che hanno visto. Torneranno dai loro compagni e racconteranno", ha detto la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, visitando il campo con 100 ragazzi per il 'Viaggio della Memoria', organizzato ogni anno da ministero e Ucei.
    Scuole di Roma, Catania, Pesaro, Caivano, Maratea, premiate per i loro progetti di legalità ed educazione alla memoria.
    "Dovranno lottare contro ogni forma di discriminazioni, ogni forma di odio - ha aggiunto Azzolina -. Porteranno a casa la memoria: una questione di emozioni, ma soprattutto di conoscenza. Oggi in Italia ne abbiamo bisogno, stiamo vivendo un momento buio. Ma ho grande fiducia che ce la faranno e che saranno adulti migliore di noi". Auschwitz II è una landa piatta, 170 ettari di fango, sferzata dal vento, con la Bahnrampe, la stazione d'arrivo dei treni dei deportati, il Kinderblock, dove erano internati i bambini e i resti del Krematorium, distrutto dai nazisti prima di fuggire: una macchina di morte, per una fine relativamente rapida ed 'economica', attraverso lo Zyklon B, un pesticida a base di cianuro. Le voci narranti sono Tatiana Bucci, numero 76484, figlia di una matrimonio misto, arrivata ad Auschwitz a soli 6 anni, con la sorellina Andra, di due anni più piccola, e Oleg Mladic, 189488, che di anni ne aveva 11, figlio di una famiglia di oppositori politici. Due dei 650 bambini sopravvissuti. Lo scarico alla 'rampe', la selezione tra ebrei e non ebrei, la disinfestazione e poi il taglio dei capelli e il tatuaggio.
    "Eravamo ammassati gli uni sugli altri in un vagone, non c'era posto nemmeno per stare tutti seduti su quel po' di paglia sporca; in un angolo un secchio per le urine - spiega commossa la signora Bucci -. Non so quanti giorni sia durato il viaggio da Trieste. Quando ci penso mi viene in mente la mia nonna, a quanto difficile fu per le persone come lei un viaggio come quello. Gli sportelloni si aprirono sulla judenrampe, divisero gli uomini dalle donne, i bambini dalle bambine. Quelli messi su un camion andavano al gas immediatamente, senza essere nemmeno immatricolati. Non so dire perché io e Andra fummo risparmiate.
    La spiegazione che mi sono data dopo è che fummo scambiate per gemelle, utili per gli esperimenti. Nonostante tutto questo, nonostante la morte fosse una visione quotidiana, non avevo paura di morire, noi bambini ci siamo abituati anche a questa vita di morte". "In 7 mesi qui non ho mai visto il sole e l'erba crescere - ricorda Mladic -. Ma non era quello il problema, quanto il fatto che l'aria fosse unta, perché la cenere umana volava e poi ricadeva. E questo era un problema per le autorità tedesche, bisognava nasconderla". Dalla visita i ragazzi tornano con tante domande: "Bisogna capire come il pregiudizio é diventato odio, fino ad arrivare a concepire tutto questo".
    (ANSA).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA