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Clima: ong, bene Generali con stop a polizze su carbone

Re:Common e Greenpeace, niente più coperture assicurative

Redazione ANSA ROMA

Le associazioni Re:Common e Greenpeace Italia accolgono "con soddisfazione quanto deliberato in queste ore dal Gruppo Generali" con una nota tecnica, ovvero "che non fornirà più coperture assicurative per la costruzione di nuove centrali a carbone, senza alcun tipo di eccezione. Inoltre, la compagnia triestina non accetterà come nuovi clienti società attive nel comparto carbonifero, mettendo così un limite alla sua esposizione verso l'industria più dannosa per il clima e la salute delle persone". 

Le due ong riferiscono che si tratta di un "aggiornamento della 'Strategia sui cambiamenti climatici' grazie ad un piano operativo che punta a ridurre con coraggio l'esposizione del Leone di Trieste verso il carbone, il più inquinante tra i combustibili fossili".

Quella del gruppo assicurativo, "è una decisione che arriva dopo un anno di intensa campagna condotta dalle due organizzazioni, supportate da decine di migliaia di persone che hanno aderito al loro appello", spiegano le due ong in una nota rilevando che "Generali ha deciso di compiere un passo importante in difesa dei cittadini". "Abbandonare il carbone, come il colosso assicurativo italiano dimostra oggi di voler fare, significa voler fermare la più inquinante fonte energetica, nonché una delle principali cause dei cambiamenti climatici", afferma Luca Iacoboni, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. Alluvioni, siccità, trombe d'aria e altri fenomeni meteorologici estremi, aggiunge l'esperto, "sono la diretta conseguenza del clima che cambia, e sono purtroppo una drammatica realtà già oggi in tutta Italia. È dunque un'ottima notizia che Generali stia decidendo di anteporre le persone e il clima ai propri interessi economici a breve termine. Ora monitoreremo che alle parole seguano i fatti, e che il Leone di Trieste abbandoni presto tutte le attività carbonifere anche in Polonia e Repubblica Ceca".
   
Il 3 dicembre, ricordano Re:Common e Greenpeace "avrà inizio la prossima Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici e ad ospitarla sarà proprio la Polonia, dove Generali assicura alcuni degli impianti a carbone più inquinanti d'Europa. Scegliendo di non assicurare la costruzione di nuove centrali, incluse quelle in Polonia, Generali manda un primo segnale di rottura importante con l'industria carbonifera del paese", dichiara Alessandro Runci di Re:Common.

"Continueremo a lavorare - aggiunge - affinché il Leone di Trieste interrompa una volta per tutte i suoi rapporti con società come Pge (gruppo energetico polacco, ndr), i cui piani di espansione minacciano il Pianeta e le comunità locali". Per quanto riguarda gli attuali clienti con interessi nel settore del carbone, ovvero l'utility polacca Pge e la ceca Cez, le due ong riferiscono che "Generali fa sapere di avere iniziato con loro un protocollo di ingaggio, la cui prima fase terminerà ad inizio 2019. Se entro allora tali società non avranno presentato dei piani di transizione credibili, Generali interromperà i rapporti con questi clienti. Sul lato investimenti, per quanto riguarda le equity, Generali si impegna a completare il disinvestimento dalle società attive nel carbone entro aprile 2019, mentre per i bond attenderà la naturale scadenza".

Secondo il rapporto pubblicato a inizio ottobre dall'Ipcc (il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici) - ricordano le due associazioni - "rimangono solamente 12 anni per compiere le scelte necessarie a evitare una crisi climatica irreversibile. Con l'annuncio odierno, Generali dimostra di voler fare la sua parte in questa sfida, e questo soddisfa le associazioni ambientaliste. Tuttavia, la lotta ai cambiamenti climatici non ammette eccezioni, e decine di migliaia di persone in Italia e nel mondo attendono che a breve il Leone di Trieste si liberi di tutti gli investimenti nel settore del carbone e degli altri combustibili fossili".

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